Guinea Equatoriale, arrestato leader dell'opposizione

Continua la stretta repressiva del regime africano di Malabo, che prepara il terreno per la successione al potere

L'ondata di repressione ordinata dal governo della Guinea Equatoriale nel paese, in vista di nuove elezioni e di un probabile avvicendamento alla poltrona della presidenza tra padre Teodoro Obiang e figlio Teodorin Nguema, miete vittime sopratutto tra i cittadini stranieri nel paese e tra gli esponenti di spicco dell'opposizione politica al regime.

Le autorità, giustificando arresti e detenzioni sommarie di cittadini stranieri (in particolare camerunensi), spiegano che tale stato d'emergenza è utile per fronteggiare il rischio di infiltrazioni dei miliziani di Boko Haram: una cosa piuttosto difficile da credere, visto che il punto più a sud in cui opera la setta terrorista si trova a oltre 1600km dal confine nord della Guinea Equatoriale e visto che la Guinea Equatoriale è un paese a prevalenza cristiana, dove insomma il proselitismo islamista non avrebbe una grande presa.

Lo scorso 17 marzo Guillermo Nguema Ela, portavoce ed esponente di spicco del partito di opposizione Fuerza Demócrata Republicana (FDR), è tenuto in isolamento e sorvegliato costantemente dai militari agli arresti domiciliari nella sua casa di San Carlos Ncodjeñ, un sobborgo di Mongomo, nell'ovest del paese.

Ela è uno degli esponenti di spicco più importanti dell'opposizione politica: fino al 1997 in esilio in Gabon, fu prelevato con la forza e incarcerato in Guinea Equatoriale dagli uomini del regime. Dopo le proteste della comunità internazionale fu scarcerato ma, in seguito ad un processo politico, condannato a 6 anni (divenuti 2 e poi 14). Amnistiato nel 2008 e confinato nella sua città natale, Ela da anni si occupa di formare e coagulare forze di opposizione politica democratica al regime, puntando in particolare sull'attivismo giovanile della popolazione equatoguineana.

Ma non è solo Ela ad essere finito nelle maglie del regime: secondo quanto riporta Diario Rombe, una fonte molto attendibile, questa mattina l'attivista e politico Luis Nsoho è stato arrestato a Ñubili mentre, megafono alla mano, arringava la folla denunciando le violazioni dei diritti umani, civili e politici dei cittadini equatoguineani e la detenzione in regime di stretta sorveglianza di Ela.

Nomi che ai più non diranno nulla ma che in Guinea rappresentano i pochi simboli della democrazia e del diritto: secondo alcune fonti Nsoho, dopo "il brutale" arresto, avrebbe subito pesanti torture. Nei giorni scorsi il rampollo Teodorin Obiang Nguema Mangue (in pole position per la presidenza, in successione al padre) aveva espresso il suo pensiero dicendo chiaramente:

"Guillermo Nguema Ela non può e non deve governare la Guinea Equatoriale"

L'opposizione politica esterna alla Guinea Equatoriale e alcune nostre fonti interne ci confermano i timori per l'incolumità di Nguema Ela, del quale non si hanno notizie dal 17 marzo scorso.

Per la successione, secondo le informazioni in nostro possesso, lo scenario sarebbe quasi biblico: si tratta di una vera e propria guerra fratricida tra Gabriel Mbega Obiang Lima ed il fratello Teodorin Obiang Nguema Mangue, pronti a contendersi fino alla morte la successione al padre Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.

A supporter of the Equatorial Guinea nat

L'ascesa del primo viene osteggiata in particolar modo dalla madre, Constancia Mangue, first lady e reale manovratrice dei destini del Paese: sua è la principale azienda della Guinea Equatoriale, la ABC, suoi i crediti più importanti vantati con le aziende straniere, sua la linea cleptocratica del governo di Malabo. L'ascesa del secondogenito Teodorin però, più famoso ed esposto, a livello di immagine internazionale, del maggiore: proprio il tipo di uomo che rappresenta Teodorin, i maligni sostengono incarni "in una sola persona tutti e sette i peccati capitali", è quello maggiormente sgradito al clan Obiang. Troppo dissoluto, troppo indipendente, troppo accentratore, con il rischio che il potere dell'intera famiglia venga esaurito con la sua elezione alla Presidenza.

La guerra fredda in famiglia sembra quindi essere il motivo principe dell'incastro amministrativo per l'avvicendamento al potere, anche se è innegabile esistano sostanziose e remunerative motivazioni che tengono ben saldo il potere nelle mani degli Obiang.

Su tutti, le risorse naturali e la capacità corruttiva del clan: una vera miniera d'oro per la famiglia Obiang. E' arrivata infatti la prima tranche di aiuti che il governo cinese ha destinato alla Guinea Equatoriale, ufficialmente per completare le faraoniche opere pubbliche nel paese e ufficiosamente per coprire le spese delle elezioni nazionali: 2,4 milioni di dollari che fanno comodo al governo di Malabo.

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