Renzi, più forte dopo il caso Lupi. Ma il nodo è il Pd…

Dopo le dimissioni di Maurizio Lupi da ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti il premier Matteo Renzi tira un sospirone di sollievo per lo scampato pericolo.

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Un voto in Parlamento sul delicato affaire Lupi e dintorni avrebbe potuto provocare persino la crisi di governo, con tutti gli annessi e connessi, compreso il voto politico anticipato a giugno 2015.

C’è anzi da dire che oggi Renzi intasca un altro “gettone” per proseguire sulla propria strada anche se non è tutto oro quel che luccica. Da quest’ultima vicenda, con strascichi inevitabili nel prossimo futuro, a uscirne con le ossa rotte – a parte Lupi – è il partito di Angelino Alfano, quel Ncd che conta come il due di coppe con l’asso di bastoni, tutto proteso a identificarsi con le sorti del governo – quindi con quelle del premier Matteo – con un ruolo politico ridotto davvero al lumicino.

Questa vicenda di Lupi e l’atteggiamento “signorsì di Alfano, oltre a creare malumori dentro lo stesso partito del ministro degli Interni, tarpa le ali alla costituendada Area Popolare, tentativo … maldestro di riunificare il Centro con i rimasugli dell’Udc, in funzione anti Pd, anti Lega di Salvini, anti Berlusconi ecc. ecc.

Un cartello che parte male e, pare, ancor peggio prosegua. L’appiattimento dell’Ncd su Renzi e la non identità di Area Popolare, con leadership alquanto sbiadite se non totalmente “bruciate”, tarpa le ali ai sogni di gloria del nascente partito, come dimostrano i sondaggi che non permettono il raggiungimento dell’agognato traguardo del 4 per cento.

Non è da escludere che il progetto Area Popolare muoia prima di nascere, con l’Udc ridotto all’osso e il Ncd diviso fra chi intende imbarcarsi nel tram renziano e chi è pronto a fare il salto della quaglia tornando nell’ovile berlusconiano di Forza Italia, se non addirittura nella Lega di Salvini.

L’esigenza di una nuova aggrgazione centrista moderata resta, ma non è questa la strada e non sono questi gli uomini in grado di far decollare tale progetto.

Tutto ciò comporta un rafforzamento di Renzi e del suo esecutivo, ma solo apparente, perché il tutto ruota attorno e dentro il Pd, sempre in fibrillazione se non a rischio scissione. Dice Stefano Folli: “Il problema di Renzi non è Ncd, quanto piuttosto la frattura con il centrodestra di Berlusconi in un momento in cui non è ancora chiaro quanto può essere determinante la minoranza del Pd”.

Ecco. Il problema è il Pd. Appunto.

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