I partiti di Renzi e Berlusconi “friggono” mentre l’Italia è nel mirino dell’Isis e i cinesi si mangiano la Pirelli

Gira e rigira il teatrino della politica si ripete con i due partiti più significativi, quello di Matteo Renzi e quello di Silvio Berlusconi, avvitati nelle solite diatribe interne, incuranti del Paese reale.


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Da una parte si assiste alla disgregazione dell’ex partitone azzurro, con titoli di coda fra farsa e tragedia:“gli ultimi giorni di Forza Italia”. Dall’altra il balletto del Pd, con il mai domo D’Alema che “investe” Renzi l’”arrogante” e con il premier-segretario che rinfaccia al lider Maximo di essere “Una vecchia gloria del wrestling”.

Di là, il deputato azzurro Maurizio Bianconi, fittiano, non ha peli sulla lingua: “La tragedia degli ultimi giorni di Forza Italia diventa una farsa da pupari siciliani”. Di qua, D’Alema-Bersani&C scavano un solco incolmabile fra le minoranze e i renziani, con il Pd ridotto a due “ditte”, da separati in casa.

Il tutto in un quadro internazionale con l’Italia nel mirino del terrorismo Isis e in un quadro nazionale con la tenaglia della crisi economica che soffoca imprese e lavoratori e con pezzi importanti del nostro sistema industriale che passano in mano straniera.

L’ultima operazione riguardante la Pirelli lascia seri dubbi che si garantiscano il patrimonio umano di conoscenze e di capacità lavorativa di una azienda italiana assai significativa sul piano internazionale, seri dubbi che l’azienda chiarisca i termini dell’operazione con i nuovi “padroni” cinesi e che il governo si attivi per avere garanzie sui siti industriali e sui livelli occupazionali del Paese.

Dice la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso: “ La vendita di un pezzo pregiato del nostro sistema industriale, quale è Pirelli, a capitali stranieri non sarebbe in sè un dramma se il capitalismo italiano fosse in grado di reggere le sfide della competizione internazionale e il governo avesse una politica industriale capace di indirizzare e tutelare le energie produttive che pure esistono in Italia".

"La verità - prosegue il leader del sindacato di Corso Italia - è che sia Confindustria che il governo preferiscono una competizione sui costi colpendo i diritti e i salari dei lavoratori, piuttosto che sfidare il mondo in termini di know how, innovazione, buona occupazione".

Già. Ma la politica ha altro da fare.

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