Cara Italia, ma dove stai andando?

Che l’Italia non godesse buona salute nessuno poteva negarlo. Ma che i mali del nostro Paese siano così tanti e così profondi lasciano tutti sempre più sconcertati e smarriti.

La situazione è così pericolante e instabile che è difficile persino analizzarla. Sembra davvero di essere sul Titanic.

Lo scandalo della Magistratura è l’ultimo atto di una situazione di caos generale.

La politica e le parti sociali sono divise come non mai, mentre infuria una crisi finanziaria ed economica di straordinarie proporzioni. Tutto e tutti sono a rischio.

Maggioranza e opposizione vedono e curano solamente i propri interessi (anche o soprattutto quelli personali) e si muovono esclusivamente nell’ottica di prepararsi a un nuovo durissimo scontro elettorale.

Il Partito democratico è prossimo all’implosione, nella tenaglia fra una nuova “questione morale”, divisioni interne senza capo né coda, inconsistenza di un progetto politico credibile, delusioni e smarrimento della base.
Lo stucchevole braccio di ferro D’Alema-Veltroni svela una crisi ben più profonda di un partito che doveva essere “nuovo” e che invece si rivolta nel suo passato, riproponendo in peggio (nel merito e nel metodo) la storia della componente ex comunista.

La ex Margherita non aiuta, in crisi di identità per essere giunta al matrimonio con i Ds impreparata, da subalterni, nella esclusiva logica del potere: resta la componente dei “vice” e delle poltrone.

La “corrente” cattolica langue, incapace di dialogare all’interno del Pd e all’esterno su grandi e irrisolte questioni. La componente Popolare, anche di fronte al nodo della collocazione internazionale del Pd, sa solo dire “no”. Smarrita anche dai fenomeni di “intolleranza” laicista presenti in Europa, come in Spagna e Francia.

Così com’è, il Pd non esce dalle sabbie mobili e non serve all’Italia.

Il centro-destra sta meglio. Ma solo apparentemente. Anche lì la malattia cova e qua e là si vedono i suoi effetti deleteri. Nel Pdl c’è un problema di “cesarismo” e di “democrazia” che riguarda un partito ma investe l’intero paese.

Nonostante i voti, la coalizione di maggioranza mostra la sua fragilità politica: un uomo solo (Berlusconi) non può sempre sopperire alla mancanza di un gruppo dirigente e di un vero partito.

I due schieramenti giocano allo scaricabarile e a una guerra che è oramai a un punto di non ritorno: un vero e proprio autolesionismo.

Il rischio è che, alla fine, a fare carakiri sia l’Italia.

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