Pd primarie, fra Bersani e Renzi vince ... Monti. Ma Parigi val bene una messa

L’ambaradan delle primarie del Pd trattino mini-centrosinistra non sono prive di appeal e di spunti anche programmatici per capire meglio cos’è e cosa sarà questo partito (oggi al primo posto nei sondaggi), soprattutto nella prospettiva del nuovo governo che seguirà alle prossime elezioni di marzo (o aprile?). Aspettando di sapere con quale legge elettorale si andrà alle urne, un dato è certo: per fare un governo il Partito Democratico – oltre all’apporto di Sel - dovrà allearsi con il centro dei moderati ex diccì ed ex liberal dei Montezemolo, Casini, Riccardi. E qui viene il bello.

Che cioè le primarie del Pd siano “inutili” per la indicazione del futuro premier, in quanto con un centrosinistra vittorioso non sarà il segretario dei democrat il nuovo capo del governo. In altre parole lo scontro fra Bersani e Renzi è tutto interno al loro partito: entrambi i contendenti delle primarie lavorano per un terzo uomo, per … Mario Monti. Fantapolitica? Assolutamente no.

Scrive oggi Eugenio Scalfari su Repubblica: “Se si vuole puntare seriamente sull'equità, la produttività, il lavoro, lo sviluppo e soprattutto sull'Europa, il centrosinistra ha bisogno di Monti e Monti del centrosinistra. Ricordate che quando Moro concordò con Berlinguer l'ingresso del Pci nella maggioranza, chiamò a fare il governo Andreotti cioè la destra democristiana. La logica è sempre la logica”.

Già, più o meno come 35 anni fa. Erano state le elezioni del giugno 1976 a dare una svolta al quadro politico e a rendere possibile il progetto berlingueriano del compromesso storico: il Pci sbancò le urne con il 34,4%, con la Dc ferma sul 38% e il Psi di De Martino impaludato sotto il 10% (9,6%). Il comunista Pietro Ingrao diventa presidente della Camera, nasce il governo Andreotti della “non sfiducia” sostenuto con l’astensione della sinistra, Craxi va al comando del Psi.

Ma il Paese vacilla sotto i colpi della violenza brigadista. Per la prima volta dal 1947 Dc e Pci discutono di una alleanza di governo: Moro fatica a tenere unito lo Scudo crociato e il 18 novembre 1977 è costretto a rivendicare la caratterizzazione della Dc e del Pci “come partiti idealmente alternativi”. Le tute blu della Flm bloccano l’Italia contro la politica economica del governo e il Pci, fra due fuochi, chiede il “governo di emergenza con dentro ministri comunisti”.

Dopo lunghe trattative (Moro precisa ancora: “Non si va a una intesa incondizionata o, peggio, a una resa ideologica”) si giunge alla formazione del monocolore Andreotti con la fiducia anche del Pci. Quindi l’epilogo tragico di Via Fani.

Insomma, all’epoca il Pci fu costretto a mandare giù il rospo di Andreotti premier. Toccherà al Pd e a Sel accettare Monti premier politico? Sarebbe una beffa per Bersani ma, come sempre, Parigi val bene una messa.

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