Usa 2016: Jeb Bush non sfonda nei sondaggi

Il fratello dell'ex presidente non guadagna consensi né tra gli elettori né nel partito

Jeb Bush forse pensava che, annunciando con grande anticipo la sua candidatura alle primarie repubblicane del 2016, si sarebbe trovato spianata la strada verso la nomination alla Casa Bianca. Ma, a giudicare dall'accoglienza, più che seguire le orme del padre George sr. nell'88 e del fratello George W. nel 2000 (entrambi arrivati come favoriti alle primarie e poi candidati dal partito), Jeb rischia di fare la fine di Rudy Giuliani nel 2008: grande favorito fino a qualche mese prima dell'inizio delle primarie, e poi però mai in partita.

E il paragone con l'ex sindaco di New York ricorre spesso nell'analisi dei commentatori americani: Jeb Bush ha annunciato la discesa in campo ormai tre mesi fa, e da allora ha cominciato a preparare il programma e a cercare di fare notizia grazie all'uscita di un'autobiografia, ma i risultati nei sondaggi lasciano ancora molto a desiderare. Secondo un sondaggio condotto dalla CNN pochi giorni fa, l'ex governatore della Florida gode di un consenso di appena il 31%, contro un'opinione negativa da parte del 47% degli intervistati. Addirittura il 14% non ha mai sentito parlare di lui.

Risultati sconfortanti non solo rispetto a Hillary Clinton (che gode di un consenso del 53%), ma anche di altri possibili competitor in campo repubblicano, come Rand Paul, Scott Walker, Chris Christie e Mike Huckabee, che quando non hanno consensi maggiori, hanno comunque un gradimento generale migliore, e maggiori potenzialità secondo gli analisti. La scorsa settimana, Bloomberg e Purple Strategies hanno organizzato in New Hampshire (uno dei primi stati interessati dalle primarie) un panel con un campione di elettori repubblicani, da cui è emerso non solo che quasi tutti erano ostili alla candidatura di Jeb Bush ("Non voglio dover votare un Bush dopo l'altro", ha detto uno dei partecipanti), ma anche che nessuno di loro lo vedeva come il front runner delle primarie.

A questo si aggiunge il fatto che la candidatura del terzo Bush in un quarto di secolo sia stata accolta con una certa freddezza (per usare un eufemismo) dall'establishment repubblicano, con il partito che non vuole perdere la terza elezione presidenziale di fila – cosa che non succede dai tempi di Roosevelt – e che ha faticato tanto per prendere le distanze dal nome dei Bush, dopo la fine della presidenza di George W., non certo un successo in termini di popolarità.

Insomma, lo spettro di Giuliani si aggira sempre di più attorno alla candidatura di Jeb Bush, soprattutto perché i primi stati interessati dalle primarie, come l'Iowa, sono tradizionalmente anti-establishment, e una sconfitta nei primi voti, assieme a sondaggi sfavorevoli, potrebbero far terminare la sua corsa prima che cominci davvero. E intanto, alle sue spalle, il governatore del Wisconsin Scott Walker e quello del New Jersey Chris Christie continuano a guadagnare consensi.

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