Guinea Equatoriale, gli studenti dell'UNGE guidano la protesta popolare

Alla repressione nguemista gli studenti universitari di Malabo rispondono con la resistenza: anche le studentesse reclamano diritti e democrazia

E' sempre più alta la tensione nella piccola Guinea Equatoriale, paese subsahariano dell'Africa occidentale governato dal regime di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, al potere dal 1979: venerdì scorso il Presidente ha dichiarato lo "Estado de Sitio" (l'equivalente dello stato d'emergenza) in tutto il paese, che solitamente viene decretato solo in caso di invasione, guerra o guerra civile.

La stretta repressiva del governo si è così fatta ancor più stringente nei confronti della popolazione, oramai allo stremo: nonostante il reddito pro-capite da norvegesi infatti, i cittadini equatoguineani vivono mediamente con meno di due dollari al giorno, vittime della corruzione endemica nei più alti livelli istituzionali, a loro volta controllati completamente dal clan Obiang.

Lo stesso clan è vittima, al suo interno, di una guerra fratricida per il potere politico ed esecutivo nel Paese: i due fratelli Obiang infatti, figli di Teodoro, sono infatti l'unico motivo per il quale il padre non ha ancora passato la mano; in questo clima il paese si appresta a prepararsi per le solite elezioni farsa, notizia non confermata a livello ufficiale. Lo stato di emergenza è quindi necessario al potere per mettere a tacere l'opposizione politica ed ammansire la "belva affamata", quel popolo dilaniato dalla corruzione; questa volta però il regime sembra aver fatto i conti senza l'oste e per la prima volta nella sua storia, la Guinea Equatoriale sembra investita da un'aria nuova di rinnovamento.

Mercoledì mattina, 25 marzo, gli studenti della UNGE (Universidad Nacional de Guinea Ecuatorial) hanno convocato una manifestazione per chiedere le dimissioni del ministro dell’istruzione e della scienza Lucas Nguema Esono Mbang (che è anche secondo vicepremier): decine di loro sono stati arrestati, tenuti sotto controllo nei locali della stessa Università: tra di loro anche una giornalista locale della rivista Ekos, Ana Modjo Ela, la quale è stata duramente “avvertita” di non passare informazioni fuori dal paese. Da mercoledì gli studenti sono in mobilitazione permanente ed hanno emesso un comunicato nel quale chiedono le dimissioni di Esono Mbang: la Polizia ha messo sotto controllo l'intero palazzo dell'Università, impedendo a qualsiasi studente di entrare, ma l'eco della protesta si è esteso anche ad altre città e, nella giornata di ieri, molti studenti hanno protestato anche nella città di Bata: con loro ha protestato anche qualche professore (non molti a onor del vero, scrive Diario Rombe), lamentando il mancato stipendio da 5 mesi. In 50 sono stati arrestati e secondo alcune testimonianze, molti avrebbero subito torture in carcere.

Gli studenti protestano da qualche giorno dopo che per mesi è serpeggiato un forte malcontento tra la popolazione universitaria, che contesta alle autorità universitarie e ministeriali della Guinea Equatoriale di rubare i soldi destinati alle borse di studio: Diario Rombe ha pubblicato elenchi con nomi di studenti che compaiono due volte, altri ragazzi lamentano di aver ricevuto un decimo della borsa di studio promessa, molti altri ancora lamentano di non aver ricevuto nulla, nonostante avessero i requisiti. Insomma, la cleptocrazia equatoguineana si fa forte anche delle borse di studio.

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Se están concentrando. Por primera vez en la historia de Guinea Ecuatorial las mujeres deciden tomar las riendas de las revueltas. Entre los manifestantes están al frente muchas chicas exigiendo sus derechos. El Ministro sigue sin llegar y la multitud se está enfureciendo.. Tic Tac Tic Tac. Lucas Nguema Esono DIMISIÓN. Carlos Nse Nsuga DIMISIÓN

Posted by Mocache Massoko on Venerdì 27 marzo 2015

Questo malcontento è sfociato nella manifestazione di mercoledì, divenuta mobilitazione permanente alla quale partecipano anche moltissime donne. Questa mattina Obiang avrebbe ordinato il dispiegamento di personale di polizia armato all'interno dell'Università per assicurare il controllo della zona.

Resta confinato ai domiciliari Guillermo Nguema Ela, segretario dell'FDR e oppositore politico al regime, così come molti altri oppositori incarcerati o messi a tacere dalla prepotenza nguemista al potere.

Il clima che si respira nel paese sembra lo stesso che precedette la guerra civile in Costa d'Avorio nel 2004: cittadini stranieri nel mirino, sequestri, arresti sommari, espulsioni di gruppo, torture pubbliche e non, stato di polizia. In questo contesto le preoccupazioni italiane vanno tutte nella città di Bata, nel cui carcere restano detenuti Roberto Berardi e Fabio Galassi (quest'ultimo arrestato sabato mattina), mentre Filippo Galassi è agli arresti domiciliari.

Sono decine invece i cittadini italiani (almeno una cinquantina) presenti in Guinea Equatoriale: molti di loro, dipendenti di aziende locali, non percepiscono lo stipendio da mesi per via dell'insolvenza decretata dal governo di Malabo.

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Foto | Mocache Massoko su Facebook

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