Che cos'è il TPP, l'accordo fratello del TTIP appena approvato

Nell'accordo di libero scambio trans-pacifico le imprese potranno fare causa agli stati che, con le loro leggi, ne danneggiano gli interessi. Ma non si tratta poi di una grande novità. Ecco che cos'è il TPP.

5 ottobre - Dopo il rush finale degli ultimi sei giorni è arrivato l'accordo finale sul TPP (Trans-Pacific Partnership). Si tratta di un accordo in tutto e per tutto simile al Ttip per cui gli Usa stanno trattando con l'Europa, ma che riguarda i paesi del Pacifico. Per la precisione, riguarda Usa, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Peru', Cile, Vietnam, Singapore, Brunei e Malesia. L'intesa punta a creare la maggior area di libero scambio al mondo ed è stato fortemente voluto dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Che cos'è il TPP

Usciamo subito dalla giungla delle sigle: il TPP è il Trans-Pacific Partnership, l'accordo di libero scambio che coinvolgerebbe Stati Uniti, Canada, Messico e altri stati del Sud America occidentale e, sull'altra sponda del Pacifico, Giappone, e alcuni stati dell'Oceania e del sud-est Asiatico. Si tratta della controparte sul Pacifico del TTIP, il trattato transatlantico di libero scambio che invece andrebbe a regolare i rapporti tra Europa e Stati Uniti (con l'aggiunta ancora in forse di Canada e Messico).

Dai negoziati per lunghissimo tempo non è filtrato nulla, ma si è sempre saputo quali fossero gli obiettivi ufficiali (fondamentalmente l'abolizione di tutti gli ostacoli che complicano uno scambio commerciale che si vuole sempre più libero - il documento ufficiale si può trovare qui). Silenzio più totale, invece, sui mezzi utilizzati per arrivare a questi risultati.

Ma perché tanto segretezza? La risposta più tradizionale vuole che "nel momento stesso in cui le posizioni vengono rivelati e diffuse a mezzo stampa, diventa molto più difficile riuscire poi a modificarle o essere flessibili nei negoziati". E però, grazie al lavoro di Wikileaks, qualche dettaglio sulle leggi che regoleranno il trattato di libero scambio (e che potrebbero essere applicate anche nel trattato che ci riguarda) sono saltate fuori. In particolare una, quella denominata Isds (investor-state dispute settlement, ovvero "accordo nelle dispute tra stati e investitori"). Una clausola che preoccupa non poco, perché porrebbe le multinazionali in una posizione di forza nei confronti degli stati, riuscendo addirittura a influenzare la legislazione di uno stato.

Per quali ragioni questo Isds può essere pericoloso? Il punto è che negli stati in cui il TPP sarebbe eventualmente valido, un investitore straniero che pensa che una legge di un determinato stato stia penalizzando i suoi affari può chiedere un arbitrato davanti a una corte internazionale deputata a dirimere queste controversie, ovviamente scelta da entrambe le parti. La motivazione ufficiale è che con questa clausola si evita che uno stato possa utilizzare la legge per discriminare le aziende straniere rispetto a quelle di casa. Il capitolo fuoriuscito grazie a Wikileaks spiega proprio come il trattamento degli investitori stranieri non debba "essere meno favorevole, in nessuna circostanza, rispetto a quello dei propri investitori".

E in effetti in un trattato di libero scambio è normale che si cerchi di ottenere un risultato di questo tipo, per evitare di vanificare quello che è il punto centrale di tutta la faccenda, ovvero l'abolizione di ogni forma di protezionismo. Ma tutti i nemici di una norma di questo tipo - tra cui si segnala anche la senatrice democratica Elizabeth Warren, che secondo alcuni potrebbe correre per le prossime elezioni presidenziali degli Stati Uniti - pongono l'attenzione sulla forza eccessiva che una norma di questo tipo darebbe alle aziende nei confronti delle nazioni, che per esempio potrebbero avere molti più motivi per evitare che una nuova legislazione maggiormente ambientalista venga varata, poiché le aziende penalizzate avrebbero a questo punto il potere di fare causa e chiedere il risarcimento danni.

È ovvio che il tribunale dell'Isds non avrebbe il potere di cambiare le leggi di uno stato, ma certamente potrebbe fare pressing in questo senso, e comunque il pericolo più grande sembra essere quello di una sorta di censura preventiva che potrebbe sorgere negli organi legislativi. Altri, però, segnalano come questo Isds non sia affatto una novità e si possa ritrovare anche in molti altri numerosi accordi che gli Stati Uniti hanno siglato negli ultimi anni, compreso quello con il Canada che regola i rapporti commerciali tra i due stati da 11 anni 21 anni.

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