Riformare la legge Merlin? Arriva una proposta di legge per i quartieri a luci rosse

Il tema della legalizzazione della prostituzione torna, ancora una volta, al centro della discussione politica.

Ogni tot tempo si torna a parlare della necessità di riformare la legge Merlin, con lo scopo di legalizzare la prostituzione, creare quartieri a luci rosse e arrivare così a rendere i quattro miliardi di euro del giro d'affari delle "sex workers" un affare per lo Stato, attraverso la tassazione, invece che per la criminalità organizzata.

Puro buon senso, verrebbe da dire, dal momento che la messa al bando della prostituzione non l'ha affatto cancellata, bensì spostata sulle strade e nelle mani di trafficanti di donne, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. A cercare di cambiare questa situazione è una proposta di legge firmata da 70 deputati, appartenenti alle più diverse forze politiche: Partito Democratico, Forza Italia, M5S, Scelta Civica e non solo.

Il "manifesto" sarà presentato domani alla Camera e riunirà le varie proposte che sono state fatte nel corso degli anni, finendo sempre e inevitabilmente nel dimenticatoio. D'altra parte l'argomento è assai spinoso, come si è visto recentemente nella discussione sulla possibilità di far sorgere quartieri a luci rosse a Roma (idea che è poi giunta fino a Milano), suscitando più che altro una marea di distinguo e prese di distanza.

"La prostituzione esiste. Questo è il primo dato concreto. La legge Merlin ne voleva l’abolizione e ha fallito. Ma l’80% degli italiani chiede che sia regolamentata. Per questo abbiamo messo insieme parlamentari di tutte le forze politiche, che si impegnino a lavorare per una legge nazionale. Partendo dall’idea di tutelare prima di tutto i sex workers, donna, uomo o trans, creando delle zone dedicate. O delle case che le lucciole possano autogestire, libere dal racket, ma anche trasparenti sul piano fiscale. Le prostitute cioè dovranno pagare le tasse", spiega a Repubblica Piepaolo Vargiu, medico e deputato di Scelta Civica.

Una regolarizzazione che avrebbe come base, quindi, la creazione di zona apposite o di case chiuse in cui tutto sia controllato sia da un punto di vista sanitario che fiscale. Fin qui i dati certi (gli affari e gli sfruttamenti dietro il business della prostituzione) e le ipotesi; quel che manca è ancora un serio dibattito che sfoci in qualcosa di concreto.

A prostitute waiting for customers stand

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