Ore 12 - Berlusconi tira la corda. E se si spezza?

altroCrede profondamente nell’esigenza di riformare la giustizia. Anche a costo di cambiare la Costituzione. E di cambiarla a colpi di maggioranza.

Silvio Berlusconi ha lanciato il sasso con tale forza e così in alto da prefigurare una Italia diversa da quella di oggi e da quella degli ultimi 60 anni.

Sembra quasi che Berlusconi voglia giocare la carta “o la va o la spacca”. Se vince fa cappotto: un “sovrano” illuminato e sostenuto dal voto popolare e populista deciso a varcare le soglie del Quirinale. Se non centra l’obiettivo, vince ancora le elezioni grazie al rilancio del clima di scontro, e resta dov’è.

Andrebbe comunque a compimento la concezione degli ultimi 15 anni: un bipolarismo bislacco, con due partiti leggeri di stampo padronale e/o leaderistici e una democrazia maggioritaria con inevitabili venature autoritarie.

Ieri il premier ha sbattuto la porta in faccia all’opposizione, definendo il Pd: “marxisti-leninisti”.

Berlusconi non sa o non vuole sapere che la fine del comunismo concluse la fase storica della Dc, quella che, come diceva Aldo Moro, la “condannava a governare, per mettere il Paese al riparo da disavventure disastrose”.

Berlusconi riapre gli armadi per far resuscitare i fantasmi del comunismo in modo da essere “condannato a governare”.

Proprio ieri “Ore 12” ricordava il valore della “mediazione” e della riflessione “pacata”, lo stile, pur nei suoi contorcimenti, autenticamente democratico del “moroteismo”, il fatto che “la maggioranza ha ragione di governare, ma non è depositaria della ragione, solo perché ha vinto le elezioni”.

Ebbene, Silvio Berlusconi ha scelto e sceglie la strada opposta. Addirittura un governo “pronto a cambiare la Costituzione” senza ricercare la condivisione del Parlamento e del paese.

La crisi della politica e dell’equilibrio dei poteri sta raggiungendo il punto più alto.

Si continua a confondere i problemi della giustizia con la cronaca giudiziaria.

E, a questo punto, la riforma della giustizia che vuole il Premier è il paravento per modificare il gioco democratico, per arrivare al super potere di una maggioranza, di un partito, di un uomo.

Più che riformare la giustizia, qui interessa piegare i giudici, subordinare i pubblici ministeri, mortificare l’opposizione, dominare le istituzioni.

Ma così si imbocca una strada a forte richio. Si spacca l’Italia. Si entra in un labirinto.

Berlusconi alza la posta e impone il suo gioco. Può essere l’ultima carta. Anche per lui.

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