I retroscena di Bisignani (P4): "Ecco come Berlusconi ha rotto il patto del Nazareno"

L'incontro tra l'ex Cavaliere e Alfano alla base della reazione di Renzi

Il patto del Nazareno? È stato Berlusconi, e non Matteo Renzi, a romperlo. Parola di Luigi Bisignani: il faccendiere coinvolto nell'inchiesta sulla cosiddetta P4, e notoriamente ben introdotto nei palazzi del potere e nelle trame più o meno oscure della politica. Nel suo nuovo libro, "I potenti ai tempi di Renzi", scritto con Paolo Madron e in uscita per Chiarelettere, Bisignani racconta i retroscena delle convulse giornate che hanno portato all'elezione di Sergio Mattarella al Quirinale, e alla conseguente rottura del patto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Ma anche rottura della possibile nuova alleanza tra Berlusconi e il NCD di Alfano, e le due cose, racconta Bisignani, sono collegate.

Intervistato da Madron, il faccendiere dà non solo una data, ma anche un'ora per la fine ufficiale del patto del Nazareno

Erano le 20.20 del 19 gennaio 2015 quando Renzi apprese la notizia di un vertice che poche ore prima si era svolto a sorpresa in una saletta riservata della Prefettura di Milano

L'incontro è quello tra Berlusconi e Alfano, in cui l'ex Cavaliere e il suo ex delfino cercano una strategia comune per mandare un nome gradito al Quirinale e mettere in difficoltà il Pd e Renzi. Il premier si sente tradito e capisce che un ricompattamento del centrodestra, con il tandem Berlusconi-Alfano ad aggiungersi a Salvini, potrebbe mettere in difficoltà la sopravvivenza stessa del governo. E decise di adottare una strategia diversa per il Quirinale.

Nel frattempo, Alfano e Berlusconi (Bisignani racconta che nell'incontro hanno finto di aver completamente messo alle spalle i passati disaccordi) convergono sulla candidatura di Pierferdinando Casini come successore di Giorgio Napolitano. Il nome di Casini compatterebbe tutta l'area moderata e, è la promessa di Alfano, farebbe breccia anche tra i franchi tiratori del Pd, decisi a mettere Renzi in minoranza. Si agita quindi lo spettro dei 101 che affossarono la candidatura di Prodi.

Quando Renzi spariglia le carte proponendo Mattarella (e non Amato, che pure Berlusconi gradirebbe), l'ex Cavaliere è titubante.

Seguendo il suo istinto avrebbe votato Mattarella, ma poi si fece dissuadere

racconta Bisignani. E qui c'è un retroscena gustoso, da film di 007. Il 29 gennaio, dopo una telefonata interlocutoria con Renzi, Berlusconi si nasconde nel furgone blindato nero che di solito fa da scorta alla sua Audi. E mentre l'Audi semina i giornalisti – Sky parla di un vertice con Renzi – il furgone nero scarica Berlusconi al Viminale, dove ad attenderlo ci sono Alfano, Lupi, Quagliariello, Cicchitto con Cesa e Casini.

Proprio quest'ultimo, sperando nel Colle, parte all'attacco e dice ai neo-alleati:

«Amici miei, e non parlo per il mio interesse ma per voi. Tu Silvio, e noi tutti, Mattarella non lo possiamo proprio votare». Alfano, più persuaso che convinto, gli andò appresso e Berlusconi cedette e diede il via libera alla famigerata decisione delle schede bianche

Da qui poi le cose andranno come sappiamo: alla fine Alfano e i centristi si convinceranno a votare Mattarella, lasciando Berlusconi da solo. E dire che, sempre secondo Bisignani, questo epilogo era stato previsto da Denis Verdini, che aveva assistito al vertice assieme a Gianni Letta e, riferendosi a Casini e Alfano, aveva detto: «Questi fra tre ore si rimangiano tutto».

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