Guinea Equatoriale, arresti e detenzioni arbitrarie anche per i minori

Continua la durissima repressione delle proteste studentesche a Malabo della scorsa settimana. Arrestati anche ragazzi minorenni

Il clima di spaventosa tensione che si respira da settimane in Guinea Equatoriale, che dalla semifinale della Coppa d'Africa vive giorni di repressione feroce, si arricchisce di spaventosi particolari non nuovi alla sanguinaria dittatura nguemista che governa da oltre 30 anni il ricchissimo paese dell'Africa subsahariana.

Secondo quanto denunciato dalla ong EG-Justice e dal suo direttore esecutivo Tutu Alicante, noto attivista per i diritti dei suoi concittadini equatoguineani che vive negli Stati Uniti, il regime di Malabo detiene dal 26 marzo scorso il giovane Daniel Gota Wachuki, un giovane di 13 anni arrestato a Campo Yaundé, una periferia della capitale Malabo.

Quel giorno anche altri giovanissimi abitanti di quella periferia, Rusgan Ikaka, Tadeo Esono Engonga, Agustín Pedro Mesié Oyana, e Serafín Mata Riopo (tutti tra i 18 e i 23 anni secondo EG-Justice), sono stati arrestati dal regime: tutti colpevoli di avere partecipato alle proteste degli studenti della UNGE (l'Università di Malabo), che lamentano l'azzeramento delle borse di studio e chiedono "libertà e democrazia" secondo gli slogan scanditi durante le proteste.

Gli studenti accusano apertamente il rettore dell'Università, e ministro dell'Istruzione, di fare la cresta sulle borse di studio; per questo motivo sono scesi in piazza per lamentare non solo le condizioni economiche cui sono costretti a studiare, ma anche la qualità dello studio, della loro vita di universitari e, in generale, di cittadini della Guinea Equatoriale: nel paese vive solo la metà della popolazione che vi è nata, dopo che una diaspora durata 30 anni causata da uno dei regimi più repressivi e sanguinari d'Africa ha letteralmente falcidiato la gioventù del paese.

Malabo - Campo Yaoudé - Incendie 2

Un paese ricchissimo, secondo giacimento di petrolio e gas naturale dell'Africa subsahariana, con un reddito pro-capite da Norvegia e una realtà economica da video dell'orrore, con la maggior parte della popolazione che vive sotto la soglia di povertà mentre il clan presidenziale affoga la noia e la bramosia di potere in un'opulenza tragicamente cinematografica.

"L'arresto e la detenzione con gli adulti di un bambino è una violazione grave e inaccettabile dei diritti dell'infanzia protetti dalla legge nazionale e dalle leggi internazionali sui diritti umani. Il perpetrarsi della sua detenzione gli impedisce di frequentare la scuola: si tratta di una violazione del suo diritto all'educazione. Non ci sono scuse di alcun tipo per l'arresto di un bambino e Daniel Gota Wachuki deve essere rilasciato immediatamente! [...] Non c'è alcuna ragione all'arresto di questi ragazzi, per non parlare della loro detenzione. Non hanno commesso alcun reato."

ha dichiarato Tutu Alicante in un comunicato stampa. Nonostante lunedì scorso il regime abbia rilasciato 56 studenti arrestati indiscriminatamente durante le proteste e imprigionati senza accuse, la detenzione di questi giovani continua senza imputazione, sbattuti in uno stanzone in mezzo ai criminali comuni: per loro non serve nemmeno essere studenti universitari (non sarebbero iscritti alla UNGE), basta aver indugiato con alcuni telefonini a filmare le retate e gli arresti arbitrari della polizia nei giorni delle proteste.

La piccola Guinea Equatoriale ha sottoscritto la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici e la Convenzione sui diritti del fanciullo, oltre ad essere uno Stato firmatario della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli e della Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo, convenzioni che sulla carta vietano espressamente il trattamento atroce di un bambino.

I cittadini italiani in Guinea Equatoriale

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In questo contesto di violazioni e violenza preoccupa molto la sorte di tre cittadini italiani detenuti nel Paese: per Roberto Berardi, in cella da oltre due anni in condizioni disumane, dovrebbero riaprirsi le porte del carcere il prossimo 19 maggio, mentre resta oscuro il destino giudiziario del suo compagno di detenzione, arrestato il 21 marzo scorso, Fabio Galassi. Stessa cosa per il figlio Filippo che è detenuto ai domiciliari: a carico dei due non è stata ancora formalizzata nessuna accusa, ma secondo informazioni provenienti dal paese la magistratura starebbe lavorando su un'ipotesi di bancarotta e appropriazione indebita a danno della società amministrata dai due, la General Works del Gruppo Rangerburg.

Ma i problemi non sono solo per gli italiani detenuti: anche i concittadini che vivono nel paese fanno una pessima vita oramai da mesi, almeno da quando il governo di Malabo si è dichiarato "insolvente" con tutte le aziende straniere aventi appalti nel paese, chiudendo i rubinetti dei pagamenti ma pretendendo la consegna dei lavori.

Consegne spesso impossibili per un'azienda: per questo al cleptocratico Stato africano è corso in soccorso il dragone cinese, che avrebbe messo sul piatto diverse decine di milioni di dollari; soldi ufficialmente destinati alla sanità e all'organizzazione delle prossime elezioni-farsa, con i quali il governo starebbe in realtà finanziando una scalcagnata e ciabattante "tropa de elite" anti Boko Haram (che opera 1600km a nord del confine della Guinea Equatoriale) gli appetiti della famiglia Obiang e la conclusione delle faraoniche opere nel paese.

In virtù di tutto questo però i lavoratori stranieri (anche quelli italiani) nel Paese hanno evidenti problemi con gli stipendi, che a qualcuno non vengono più pagati da mesi: una situazione insostenibile che alimenta inevitabilmente ulteriori tensioni e malumori.

Foto | Williams Sands

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