La Ue chiede di etichettare le merci delle colonie israeliane

Sedici ministri degli Esteri Ue a Mogherini: "I consumatori devono sapere se i prodotti vengono dalle colonie illegali"

PALESTINIAN-ISRAEL-ECONOMY-BOYCOTT

Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, Bruxelles è tornata ad esigere l'etichettatura dei prodotti provenienti dalle colonie in Cisgiordania. Un proposito che l'Unione Europea annunciò di voler perseguire a partire dal 2013.

Da allora, la Ue ha più volte raccomandato ai paesi membri di fare a meno di incentivare le transazioni con aziende che operano nei territori occupati e di porre etichette sulle merci, così da informare i consumatori. Il percorso per la reale realizzazione di un tale piano, però, non è che agli inizi.

In ogni caso, quello che è accaduto ieri è un passo molto importante nella direzione dettata dalle linee guida dell'Unione. Sedici ministri degli Esteri (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Svezia, Danimarca, Irlanda, Croazia, Malta, Slovenia, Austria, Lussemburgo e Finlandia) hanno scritto all'Alto rappresentante Pesc, Federica Mogherini, chiedendo il perfezionamento del processo di etichettatura. Dobbiamo, però, riscontrare che anche questa volta non si è raggiunta un'unità assoluta fra i vari paesi: Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Romania e Cipro non hanno aderito all'iniziativa.

Dal testo della lettera, pubblicata dal giornale progressista israeliano, si legge: "La continua espansione delle colonie israeliane illegali nei Territori Palestinesi occupati e in altri territori occupati da Israele nel 1967 mette in discussione la prospettiva di un accordo di pace finale ed equo. La corretta e coerente implementazione della legislazione Ue sulla protezione dei consumatori e l’etichettatura è necessaria per garantire che i consumatori non siano ingannati da false informazioni. Devono conoscere la provenienza dei beni che acquistano".

Segnaliamo, poi, che Tel Aviv continua nella sua azione di repressione nei confronti della campagna di boicottaggio nata nel 2005 in Palestina e diffusasi successivamente a livello internazionale, Israele inclusa. Come ci ricorda l'Agenzia di stampa Nenanews, la Corte Suprema, proprio ieri, ha statuito come legittima la norma per la prevenzione dei danni allo Stato di Israele attraverso il boicottaggio.

La legge rende possibile, a chi si sente danneggiato, di denunciare individui ed enti che promuovono il sabotaggio economico e culturale di Israele. Inoltre al ministro delle Finanze è stato concesso il potere di cancellare benefici ed esenzioni dalle tasse per quelle organizzazioni che appoggiano la campagna e contemporaneamente percepiscono finanziamenti statali.

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