Edward Snowden e il dibattito sorveglianza vs privacy. #IJF15

Snowden IJF15

Edward Snowden, sebbene in collegamento via videochiamata, è senz'altro uno dei grandi protagonisti di questo festival, come testimoni una Sala dei Notari stracolma.

Edward Snowden

Dopo una breve introduzione di Fabio Chiusi, che ha riassunto – per chi dovesse essersi perso le puntate di quello che in Italia è stato chiamato Datagate, si comincia con Laura Poitras , regista di Citizenfour, per il quale ha vinto l'Oscar.

Poitras preannuncia pubblicazione di nuovo materiale, parla della difficoltà di lavorare "controllata" da quelle medesime agenzie che sono al centro dello scandalo rivelato da Snowden, dell'importanza che il tema diventi un dibattito pubblico. Spiega che la reazione internazionale è stata la più grossa protezione che si potesse offrire a lei, a Greenwald, a Snowden stesso. Poi tocca a Snowden.

Quando parliamo delle agenzie di spionaggio, non è alcun mistero che lavorino insieme.
Queste cose vanno ben al di là di quel che si conosce. Il tema è che i cambiamenti in ambito tecnologico hanno cambiato il nostro modo di spiare le persone: a prescindere dalle leggi nazionali e internazionali, la priorità elle agenzie è la creazione di una struttura che possa controllare tutti, sempre.
Se le autorità scoprono qualcosa su di voi o se decidono di controllarvi per un qualsiasi motivo, anche insignificante, possono farlo. E i nostri governi sono responsabili di tutto questo.
Magari il presidente del consiglio non conosce i dettagli di come sono state condivise le informazioni – magari non le vuole nemmeno conoscere – ma ora, dopo lo scandalo, deve saperlo. La realtà è che anche se i nostri paesi sono protetti, altri paesi ci prendono di mira.
Quindi dobbiamo pensare a come rendere sicure le nostre vite private.

Il tema, come ricorda Snowden, è politico. E il controllo quotidiano, costante delle vite private delle persone – ci sono programmi che possono hackare le webcam, le chat private anche video sugli smartphone – modificherà sensibilmente le nostre vite. Anzi, in qualche modo le sta già modificando.

Del resto, quel che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti. Si reagisce con maggior "sicurezza" ad eventi come quello occorso al Charlie Hebdo. O meglio, si reagisce con maggior "sorveglianza".

Non serve a niente essere "perfettamente al sicuro" – ed è impossibile esserlo – se non si è liberi.

dice Snowden. Che poi spiega:

La verità è che i programmi di sorveglianza di massa non hanno mai impedito eventi come quelli di Parigi, attacchi terroristici, anche fatti da persone già note alle attività di intelligence. La sorveglianza di massa non ferma i terroristi ma limita la nostra libertà. Rende i cittadini più deboli.

Si dice che le comunicazioni intercettate non violano la privacy perchè vengono solamente archiviate. Ma esistono degli algoritmi "selettori" che possono collegare tutte le informazioni ottenute. Ci sono sistemi che vi stanno analizzando anche se non state facendo nulla. Anche se credessimo che questi sistemi siano usati in maniera etica, il punto è che questo sistema è il più grande sistema di oppressione della storia dell'umanità. Potrebbe cambiare la sorveglianza e rivolgersi all'interno di un paese anziché al suo esterno, il governo potrebbe decidere una politica di controllo più stringente, e noi non potremmo opporci in alcun modo.

Il governo, comunque, nessun governo si autoriformerà mai. Il potere si deve sentire obbligato a parlarne col pubblico.

Ma come sensibilizzare sul tema?

Un cittadino, un giornalista, un conduttore televisivo, dovrebbero poter accedere a questi archivi e poter vedere che cosa è stato raccolto su di loro da questi sistemi. Forse questo servirebbe a sensibilizzare.

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