Jeff Jarvis - To Hell With Mass Media #IJF15

Jeff Jarvis propone, all'IJF 2015, un incontro dal titolo To Hell With Mass Media.

Jeff Jarvis - #IJF15

L'introduzione dell'incontro è affidata all'editore di Wired Massimo Russo, che propone di mettere in discussione alcuni luoghi comuni. Per esempio, il copyright. Per esempio, «l'idea di poter essere esclusivi, grandi cattedrali all'esterno delle quali c'è solo l'eresia. I media non hanno più l'esclusiva del racconto». Per esempio l'idea di essere gli unici a dover creare contenuti.

Poi tocca a Jarvis.

«Se i mass media vogliono sopravvivere, devono smettere di trattare il pubblico come se fosse una massa identica. Questo è il concetto che deve morire. Non ci stanno uccidendo Google o Facebook, sarebbe ridicolo dar loro alla colpa. Con il modello di business della massa sta morendo anche l'idea stessa di massa: bisogna riconcepire il business dei mass media.

«Il giornalismo è un servizio».

«Il contenuto riempie le cose. I servizi "compiono" cose. Esistono per migliorare le vite degli individui e delle comunità.
Per farlo, dobbiamo conoscere gli individui, non più come massa. Conoscere i problemi dei lettori. Le loro richieste. Dobbiamo cambiare la nostra cultura per diventare fornitori di servizi».

«Bisogna essere specializzati. Fare quel che si fa meglio di chiunque altro. Se non lo si fa meglio di chiunque altro, allora bisogna connettersi con chi lo fa meglio».

«I giornalisti devono smettere di fare gli stenografi e ribattere i comunicati. Devono diventare "promotori" di qualcosa. Riconsiderare il loro lavoro».

«Dobbiamo spostare la nostra attenzione sulla comunità, osservarla, ascoltarla, prima di pensare a quali strumenti giornalistici si possono utilizzare per aiutarla».

Poi, insiste sul senso di appartenenza, per esempio la membership del Guardian. Che è qualcosa di più di un "essere abbonati". È un'appartenenza alla comunità dei lettori.

«Dovremmo riorganizzare le nostre informazioni relativamente alle necessità del pubblico, e non alla nostra produzione di contenuti».

Un colpo all'esterofilia:

«Negli Stati Uniti, le notizie in televisione fanno schifo».

«Se volete fare più click, mettete gattini. Va bene. Anche a me piacciono i gattini Ma dobbiamo andare al di là del conetto di volume e concentrarci sul valore. Andare al di là del concetto di inserzioni pubblicitarie di cui non interessa niente a nessuno».

«Non so se la pubblicità nativa ci salverà. Non so se ci salverà il paywall. Non credo che la pubblicità nativa avrà prestazioni così buone andando avanti nel tempo. Cercare di prendere in giro il pubblico non va bene».

«Dobbiamo reindirizzarci verso i rapporti, conoscere i lettori come individui, utilizzare le informazioni che condividono volontariamente. Dobbiamo riconcepire il nostro lavoro, il prodotto come servizio per le necessità delle persone».

«Visualizzazioni delle pagine, utenti unici, like, click, link, tutte queste cose sono la strada verso le immagini dei gattini».

«Alcuni dicono che l'attenzione sia una metrica migliore. Va bene, ma potrebbe diventare una ludicizzazione. La metrica che conterà di più sarà la qualità, non la quantità. Riguarderà il livello di valore che possiamo avere nella vita delle persone. Andare al di là del volume. Venderemo comunque pubblicità. Ma non sarà questa la strada verso il successo».

«Il capitale tende ad essere impaziente. Gli investitori vogliono risultati subito. Ma noi abbiamo bisogno di tempo, e non possiamo usarlo per mantenere il passato, dobbiamo utilizzarlo per guardare al futuro, sperimentare, creare nuovi prodotti che riguardano le news».

«È pura e semplice arroganza pensare di sapere dove ci porterà internet. Le cose cambiano, ma cambiano lentamente. Le riviste, i giornali sono ancora riconoscibili in quanto tali. Dobbiamo invece ripensare il rapporto del giornalismo con i propri lettori».

Nella sessione delle domande, è un giovanissimo a fare la migliore in assoluto, quando osserva che «non voglio dare troppi dati miei a un giornalista. Voglio che sia il giornalista a sapere come catturare la mia attenzione». Jarvis è d'accordo, ma fa un esempio che, banalmente, si può riassumere in "segmentazione" o "profilazione" (e si parla sempre di giornale monolitico vs. giornale "profilato". Dice di non essere interessato alla pagina sportiva del Nyt, ma a quella sui media sì. Quindi gradirebbe che il Nyt lo sapesse e gli offrisse quello che gli interessa).

«Sono abbonato al Nyt non solo per i contenuti, ma perché sono un sostenitore del Nyt».

«Abbiamo letto – e sono state scritte – cinquemila versioni, cinquemila articoli sul dannato vestito bianco e oro o blu e nero. Quello che non funziona, qui, è proprio il modello di business. Se il modello fosse basato sul vero valore, al massimo avremmo link a quella storia, non un pezzo su quella storia».

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO