TAV Chi sì (ai margini dell'#Ijf15)

Presentazione dell'investigazione partecipata sulla linea ferroviaria più tormentata della storia.

Tav Chi SI

Nei giorni dell'International Journalism Festival Perugia ospita anche eventi collaterali. Come, per esempio, la presentazione alla Feltrinelli di Tav Chi sì, un'opera di «investigazine partecipata», come viene definita sul sito ufficiale.

L'opera viene presentata da Francesco Paola, Andrea De Benedetti e Claudio Giorno. Manca Ivan Cicconi, quarto autore del progetto.

Francesco Paola (autore de I soldi dei partiti) racconta i profili di corruzione che si annidano negli appalti per le grandi opere e poi chiosa: «Se si realizzano questi progetti non ci saranno più soldi per le buone scuole, per garantire gli spazi di partecipazioni politica. Le stesse legislazioni sono state cooptate per dire sempre sì e non avere opposizioni alle grandi opere».

L'avvocato fa notare come il meccanismo dei fondi per le grandi opere segue, tutto sommato, la medesima logica dei fondi per i finanziamenti ai partiti e fa notare come sia necessario sprovincializzare il dibattito e allargare la visuale.

«Dobbiamo costruire una rete di relazioni e di vocabili e di parole – dissacranti se possibile – che possano andare al cuore dei problemi e disturbare i manovratori. È interessante capire i meccanismi, capire che i sistemi della scuola pubblica, della ricerca, della partecipazione politica hanno tutti lo stesso DNA e possono ricondursi alla medesima identità di intenti. Questo paese deve ricominciare nello sforzo di capire questi nessi di relazione. I poteri indipendenti, da soli, non hanno la capacità di poter incidere e risolvere questi problemi, che sono strutturali»

Poi tocca a Claudio Giorno, un No Tav storico («che è un altro modo per dire vecchio», dice lui ridendo).

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«La chiave per creare una consapevolezza sui temi ambientali in Italia, mi sono convinto» dice Giorno «è la lotta contro la corruzione».

«Probabilmente, 25 anni fa, noi No Tav siamo partiti da una posizione – io dico legittimamente – nimby. Ma noi non abbiamo mai detto "fatelo altrove". Abbiamo chiesto: "è utile o no, quest'opera"? Non ci hanno convinti. E abbiamo scoperto che l'avvocato Paola ha perfettamente ragione. I problemi che abbiamo in Val di Susa li abbiamo trovati anche in Francia – ad esempio nella Bretagna. Dove da 40 anni i bretoni si oppongono alla costruzione di un aeroporto che era stato concepito per far atterrare il concorde, che oggi non esiste più. Espropriare i terreni a costo agricolo ai contadini è un business. Ci siamo collegati con loro. Abbiamo scoperto che anche in Francia ci sono proteste contro l'LGV, l'equivalente del nostro Tav [che è ben diverso dal Tgv]. Anche la Corte dei Conti francesi ha duramente criticato gli investimenti sull'LGV. Ci siamo collegati con Stoccarda, dove in molti contestano la necessità di scavare sotto la città e distruggere uno dei pochi polmoni verdi presenti sul territorio per collegare la rete ad alta velocità tedesca. I medesimi scenari li abbiamo trovati in Marocco. Siamo diventati, nostro malgrado, una lotta-simbolo. Tutti i governi che si sono succeduti stanno trattando la nostra questione come una mera questione di ordine pubblico. Se la si tratta così, se la si reprime così, questo tipo di situazione non può che radicalizzarsi. Non abbiamo fatto nulla per diventare un simbolo, ma lo siamo diventati proprio per questo atteggiamento della politica».

Poi Giorno provoca la politica con una battuta: «Se mi dicessero: non compriamo più gli F35, prendetevi la Tav, pur da abitante della Val di Susa direi che va bene. Invece la politica vuole gli uni e l'altra».

Andrea De Benedetti spiega di essere stato, prima di lavorare a un progetto con Luca Rastello, un "lettore distratto" sulla questione Tav, e di essersene interessato progressivamente: «Dal dibattito sul Tav c'era un grande assente. E questo grande assente era tutto il resto. C'era la curiosità di capire cosa succedesse al di fuori del segmento Torino-Lione e così, insieme a Luca Rastello, ci è venuta l'idea di percorrere il corridoio da Lisbona a Kiev per vedere cosa ne venisse fuori. Ne è nato Binario morto (libro edito da chiarelettere), per vedere se fosse vero che siamo solo noi italiani, eterni ritardatari, a non consegnare l'opera».

Il sottotitolo del libro di De Benedetti e Rastello è emblematico rispetto alla questione: «Alla scoperta del corridoio 5 e dell'alta velocità che non c'è».

«Il motivo che mi ha spinto ad aderire a questo progetto», continua De Benedetti, «è lo stesso. Allarghiamo lo stesso. Di cosa parliamo, parlando di Tav? Non parliamo solo della iper-infrastrutturazione, ma di una faccenda grossa. I soldi che vengono spesi per la Torino-Lione li pagano anche gli italiani che vivono in Puglia, in Calabria... E questa è una questione vitale. È il vero messaggio che dobbiamo far passare, fare in modo che il respiro di questo webdoc vada oltre questa ristretta area geografica [la Val di Susa, ndr] e "evangelizzare" altre zone del paese e magari non solo del paese. Allarghiamo lo sguardo dal Tav fino alla politica delle grandi opere, sia dal punto di vista delle decisioni prese e dell'architettura finanziaria che è stata attuata nel nostro paese».

E come dimenticare l'entità semi-divina europea?

De Benedetti cita il mantra «ce lo chiede l'Europa». Poi dice: «In televisione non si parla di libri come Binario morto o come I soldi dei partiti di Francesco Paola, non se ne parla nemmeno sul Corriere o sulla Repubblica. Accanto al deficit di democrazia c'è anche un deficit di informazione, voluto, perseguito, programmato, di cui noi siamo le principali vittime. Questo web doc è un tentativo di ripristino della democrazia, non contaminato, non demagogico, su una vicenda che ci riguarda tutti».

Claudio Papalia, produttore del lavoro, spiega le dimensioni e la struttura del progetto:

«380 articoli che coprono dagli anni ’80 ad oggi. Perché è negli anni ’80 che iniziò il fenomeno di costruire infrastrutture come un fatto urgenziale. Come se ci fosse un incendio, un guaio.
Ora, la costruzione di infrastrutture dovrebbero essere fatte meditando. Ma in Italia si sono costruite sulla base dell’urgenza».

«Questa inchiesta è aperta sino al 31 dicembre 2016. Le persone che entreranno come lettori in questa inchiesta, potranno vederla crescere. Tra loro, i cittadini informati, gli esperti, potranno contribuire alla crescita. Ogni scheda contiene un tasto "suggerimenti". Se trovate un'imprecisione su un'informazione, potete fare come su Wikipedia. Se vi sentite danneggiati, chiedeteci la rettifica. La redazione prenderà in carico le segnalazioni, le considererà insieme agli esperti e farà crescere l'inchiesta».

«C'è un punto in particolare che vorremmo considerare. L'impossibilità per la magistratura di indagare la legiferazione, perché a partire dalla legge del Ministro Signorile, le leggi hanno apparentemente semplificato i grandi investimenti. Ci ritroviamo oggi con un corpus di leggi enorme, che però permette di fare tutto. Questo è un punto sul quale soltanto i media indipendenti possono lavorare in questo momento e in questo paese. Ed è una delle ragioni principali che ci ha spinti a realizzare questo lavoro».

[L'opera, in divenire, è acquistabile online al costo di 4 euro]

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