Elezioni UK 2015: Murdoch e Goldman Sachs si schierano contro i Laburisti

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Manca poco alle elezioni generali nel Regno Unito, si vota il prossimo 7 maggio. Laburisti e conservatori sono testa nei sondaggi e non è ancora chiaro se dalle urne uscirà una maggioranza in grado di formare un governo. Intanto i "poteri forti" hanno decisio di schierarsi. E, ovviamente, lo fanno mettendosi dalla parte dei Tories, guidati dal premier David Cameron.

Rupert Murdoch avrebbe scelto di impiegare tutto il suo potere mediatico per impedire una vittoria di Ed Miliband, il leader del Labour. Secondo le indiscrezioni raccolte dall'Indipendent, l'imprenditore ha dato ordine ai suoi giornali, il Times, il Sun e il Sunday Times di alzare il tiro contro la sinistra britannica in queste ultime settimana di campagna elettorale.

Così Murdoch, dopo aver appoggiato Tony Blair, "cambia verso" e si mette dalla parte dei conservatori. I motivi di questa scelta risiederebbero nel timore che una vittoria di Miliband potrebbe mettere in pericolo lo strapotere della sua News Corp, che nel Regno Unito controlla ben tre testate. Per questo motivo, lo Squalo avrebbe fatto recentemente vista al Sun per dettare la linea editoriale. A tale riguardo, ecco cosa ha dichiarato una fonte rimasta anonima: "Rupert è stato molto chiaro, ha detto che in gioco c’è il futuro del gruppo e che è necessario agire tutti uniti".

Dopo il caso Murdoch è scoppiato quello "dell'endorsement" di Goldamn Sachs. La banca d'affari statunitense, responsabile della bolla dei mutui subprime che ha portato alla crisi del 2009, ha pubblicato un report in cui ha avvertito gli investitori dei rischi per la Gran Bretagna in caso di vittoria dei laburisti.

Per Goldman Sachs, una vittoria di Miliband potrebbe innescare un meccanismo "sell-off", un'ondata di vendite alla borsa di Londra, con connesse ripercussioni sui mercati valutari. La critica dell'ente americano è tutta rivolta contro le annunciate promesse elettorali dei labursiti: aumento delle imposte, ridimensionamento dei contratti a zero ore (contratti a chiamata senza nessuna forma di tutela previdenziale) e congelamento delle bollette energetiche.

Non è la prima volta che la banca americana entra così a gamba tesa nelle vicende politiche di un paese. Ricordiamo che nel 2013, subito dopo le elezioni in Italia, Jim O’Neill, presidente dell'unità di gestione, espresse soddisfazione per il risultato del Movimento 5 Stelle. In quell'occasione ebbe a dichiarare: "l'Italia ha bisogno di cambiare qualcosa di importante e il risultato del movimento di Grillo è un segnale dell’inizio di qualcosa di nuovo”.

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