Migranti, l'Ue amplia Triton ma il Vaticano avverte l'Europa: "Bombardare i barconi è atto di guerra"

I dubbi del cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti

Mentre l'Europa in parte si compiace di se stessa per essere riuscita a trovare una (nuova) quadratura del cerchio per fronteggiare il problema dei migranti, una "soluzione definitiva" almeno fino alla prossima tragedia nel Mediterraneo, nel Continente c'è chi si pone dubbi legittimi sulle misure che il Consiglio europeo di giovedì scorso ha deciso di adottare.

La Commissione Ue ha infatti deciso che l'area operativa di Triton sarà estesa nell'ambito del nuovo piano e i fondi triplicati, ma la coralità nell'affrontare il problema sembra essere ben lontana dalla realtà dei fatti: anche secondo le Nazioni Unite infatti le risposte dell'Unione Europea si concentrano sulla deterrenza e la prevenzione degli spostamenti, portando con se il rischio di aggravare la crisi umanitaria; le misure messe in campo dall'Europa, ha spiegato l'Alto commissario Onu per i diritti umani Zeid Ra'ad Al Hussein, potrebbero tristemente sfociare in un'ulteriore perdita massiccia di vite umane. Una critica forte che sembra però sbattere contro la tronfia sordità dei governi europei.

L'assenza totale di comunione d'intenti per affrontare il problema, che è continentale e non mediterraneo, è evidente nella decisione inglese di inviare due navi della Royal Navy Bulwark, di cui una portaelicotteri, unicamente per operazioni di ricerca e salvataggio svolte tuttavia in maniera indipendente dall'operazione Triton e in collaborazione con Frontex e le autorità italiane. Nonostante ciò, la Gran Bretagna ha escluso di poter accogliere i migranti salvati in mare.

Il caos amministrativo che rischia di esserci nelle prossime settimane nel Mediterraneo rischia di compromettere la labile cooperazione dei paesi Ue. Un timore che è anche del Vaticano, che per bocca del presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti, il cardinale Antonio Maria Vegliò, critica aspramente la linea politica seguita dall'Unione europea per fronteggiare il problema migranti.

Con una voce decisamente fuori dal coro il cardinale Vegliò punta il dito in particolare sulle ipotesi di "prevenzione" delle partenze tra le quali, sempre più forte, vi è quella di bombardare i barconi in porto:

"Bombardare in un Paese è un atto di guerra! [...]
Poi a cosa mirano? Solo ai piccoli battelli dei migranti? Chi garantisce che quell'arma non uccida anche le persone vicine, oltre a distruggere i barconi? E poi, anche se fossero distrutti tutti i battelli, il problema dei migranti in fuga da conflitti, persecuzioni e miseria continuerà ad esistere [...] E' inutile bombardare le imbarcazioni, le persone disperate troveranno sempre sistemi per fuggire: faranno altri barconi, passeranno via terra. [...]
Non siamo soddisfatti di questo accordo. Qualcosa è stato fatto, come il finanziamento dell'operazione Triton, ma così non si risolve il problema. Servirebbe un programma a lungo termine, una politica delle migrazioni seria. [...] L'Europa è una unità economica, finanziaria ma non ha una politica estera comune. Quanto conta l'Europa in Medio Oriente o in Africa o in America Latina? Niente. Contano i singoli Paesi: i legami della Spagna con l'America Latina, della Francia con l'Africa o con il Medio Oriente."

ha detto il cardinale. Il Vaticano, da parte sua, spinge in particolare per l'apertura di un corridoio umanitario che permetta una gestione umana ed efficiente dei rifugiati, anche in territorio africano: un'ipotesi, questa, caldeggiata anche dall'UNHCR e da molte ong che lavorano con i migranti ma che sembra assolutamente impopolare tra i governi europei, che difatti hanno deciso di scartarla a priori.

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