Sugli sbarchi dei clandestini Maroni e La Russa ai ferri corti. "La soluzione c'è: pattugliare le coste libiche"



L'emergenza di questi giorni è rappresentata dall'improvviso moltiplicarsi degli sbarchi a Lampedusa, caso davvero strano durante la stagione invernale. Non che gli altri anni non ne avvenissero di tanto in tanto, ma solitamente il freddo scongiura il fenomeno, limitandolo a pochi barconi. Nell'ansia di trovare delle soluzioni per le centinaia di poveracci che si stanno ammassando nei centri di accoglienza isolani, si consuma un copione già visto, lo scontro verbale tra il Ministro della Difesa Ignazio La Russa (Pdl) e il titolare del Viminale Roberto Maroni (Lega).

«Lui è più fortunato di me - ha detto quest'ultimo durante una diretta a Radio Padania -. Io non sono in qualche spiaggia nei mari tropicali, ma sono in Padania». Rincarando: «Ho voluto rimanere qui proprio per affrontare le eventuali emergenze e quella di Lampedusa è una emergenza». Ma non è questo il fulcro, per la verità un po' folcloristico, della diatriba. Anche i ministri della Repubblica hanno ovviamente diritto a qualche giorno di ferie, e non vogliamo qui fare del populismo criticando La Russa per una questione così banale. No, il punto del contendere vero è un altro.

Il Ministro della Difesa a proposito degli ultimi sbarchi si era dimostrato scorato, sembrando a corto di soluzioni, mentre Maroni appare più battagliero che mai: «Ho grande stima, amicizia e collaborazione con il ministro La Russa - ha aggiunto - ma non credo che ci si debba basare sulle sue affermazioni. La soluzione con la S maiuscola della questione sbarco di clandestini a Lampedusa c'è, è scritta, ed è il pattugliamento delle coste libiche. Noi siamo pronti per attuare il pattugliamento attendiamo l'ok delle autorità libiche. Non sono tanto d'accordo che bisogna mettersi nella mentalità di qualcun altro, tant'è vero che abbiamo fatto e continuiamo a far pressione».

In effetti è vero che il Parlamento per colpe sue proprie ha ritardato l'approvazione dell'accordo con Gheddafi, ma va anche sottolineato che questo prevede l'autorizzazione al pattugliamento delle coste nordafricane da parte delle nostre motovedette, fatto che determina uno scenario completamente nuovo nella lotta all'immigrazione clandestina. Il punto è mettere in pratica questa parte dell'accordo (le motovedette autorizzate sarebbero sei) e soprattutto metterlo in relazione con l'attività di sorveglianza garantita dalla Libia, che poi è il motivo per cui il nostro governo ha previsto uno stanziamento di fondi a suo favore. Insomma, se si vuole ottenere collaborazione da Gheddafi bisogna esercitare un controllo vero sugli arrivi, detraendo dai fondi previsti un tot per ogni clandestino o nave lasciata partire. Se la Libia avrà interesse a collaborare, collaborerà. Di questo possiamo star certi.

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