Da Vatileaks alla porpora, il caso del neo cardinale James Harvey

Da Vatileaks alla porpora, il caso del neo cardinale James Harvey

Oggi papa Benedetto XVI creerà sei nuovi cardinali, come aveva annunciato proprio un mese fa. Nessuno dei nuovi porporati è europeo e lo stesso papa ha spiegato il perché di questa scelta: “un modo per far emergere l’universalità della Chiesa dopo l’ultima creazione cardinalizia caratterizzata dalla massiccia presenza di porporati curiali e italiani”.

I nuovi cardinali, infatti, sono l’americano James Harvey (finora prefetto della casa pontificia e da ieri arciprete della basilica di San Paolo fuori le mura); il libanese Béchara Raï Béchara; l’indiano Baselios Thottunkal, che coni suoi cinquantatré anni è il più giovane del collegio cardinalizio (ricordiamo che Ratzinger fu eletto papa a cinquantotto anni); il nigeriano John Onaiyekan; il colombiano Ruben Salazar e il filippino Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila.

Un po’ di attenzione mediatica l’ha attirata su di sé l’arcivescovo di Bogotà Ruben Salazar Gomez che tempo fa si era detto favorevole alla depenalizzazione dell’aborto nei casi previsti dalla legge colombiana. Ma poi, per ordini superiori, ha dovuto fare marcia indietro.

Chi invece è molto più noto è James Harvey e non solo per essere l’organizzatore dell’agenda papale ma, come avevamo accennato, per tutto quello che ruota intorno a Vatileaks. Fu proprio Harvey a raccomandare Paolo Gabriele come maggiordomo del papa. Altro sponsor di Gabriele fu monsignor Paolo De Nicolò: quest’ultimo è stato messo in pensione e l’altro creato cardinale e spostato a San Paolo fuori le Mura. C’è da sottolineare che appena scoppiato il caso del corvo, monsignor Harvey diede le dimissioni. Si tratta di un classico “promoveatur ut amoveatur”? Secondo gli osservatori pare di no, anche se a noi qualche dubbio viene.

Con la nomina cardinalizia di Harvey si rende vacante il posto di prefetto della casa pontificia. Nei corridoi vaticani circola la voce che l’attuale segretario del papa, monsignor Georg Gaenswein, possa essere il nuovo prefetto. Forse potrebbe essere scelta la soluzione per la quale optò Giovanni Paolo II che nominò il suo segretario personale, monsignor Stanislao Dziwisz, prefetto aggiunto della Casa Pontificia. Dziwisz, nella realtà, rimase sempre segretario di Woytila. In questo modo da un lato ci sarebbe un più diretto controllo di quello che avviene nella prefettura della casa pontificia, dall’altro Ratzinger si circonderebbe in maniera più salda di persone fidate.

Foto | Getty

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