Israele lancia l'attacco. Le truppe entrano a Gaza


L'atteso attacco di terra delle truppe israeliane è scattato, e in poco tempo l'esercito è entrato a Gaza. Naturalmente non era questo l'obiettivo primario, bensì distruggere le batterie missilistiche che i bombardamenti aerei non hanno nemmeno scalfito. La strategia israeliana, già vista in passato, è relativamente semplice e collaudata: dividere in due il territorio palestinese, che di fatto è costituito da una striscia lunga e sottile, arrivando a controllare nel più breve tempo possibile le località di lancio dei kassam più vicine al confine.

In tal modo si comincerà a limitare notevolmente la gittata delle batterie di Hamas, che non sarà più in grado di colpire i più importanti centri finora sotto il tiro continuato delle rampe missilistiche. Ricordiamo che il tiro non è mai stato interrotto durante gli attacchi aerei dei giorni scorsi, così come nessun ultimatum del passato si è rivelato in grado di arrestarlo. L'unica carta rimasta in mano all'esercito della stella a sei punte è la distruzione degli impianti mediante un attacco terrestre.

Mentre Hamas, ben conscia della propria inferiorità militare, promette vita dura agli "invasori", le prime reazioni sul fronte occidentale sono più che variegate. Obama non parla, e lascia la patata bollente nelle mani dell'amministrazione uscente, che di fatto approva l'attacco; la stessa posizione della neo-insediata presidenza ceca della Comunità Europea. Totalmente dissidente invece la posizione francese, che invoca un cessate il fuoco immediato, al pari del segretario generale dell'Onu, il cui portavoce ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"Ban Ki-moon è convinto - ed è allarmato per questo - che questa escalation renderà ancora più grave la già pesante situazione in cui si trova la popolazione civile". "Il segretario generale ha ribadito l'appello per una fine immediata delle operazioni di terra e ha chiesto a Israele di fare tutto il possibile per garantire la protezione dei civili e per fare in modo che aiuti umanitari possano raggiungere coloro che necessitano di assistenza"

Nonostante gli israeliani abbiano affermato che sarà una campagna lunga e difficile, lo scenario strategico è tale per cui la velocità d'azione sarà cruciale. E' probabile che tutto si giochi sulla rapidità con cui le truppe chiuderanno la partita, anche perché più passa il tempo e più le pressioni dall'esterno si rafforzeranno costringendo Israele a fermarsi, come già accadde in Libano. Da PolisBlog cercheremo di seguire il teatro bellico con aggiornamenti costanti. Per il momento è tutto, e vi rimandiamo a domani per l'aggiornamento della situazione.

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