La Striscia di Gaza tagliata in due. Gli israeliani stringono Hamas in una tenaglia. Storia, motivi e strategia del conflitto



L'offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza prosegue a passo spedito, e si stima che al massimo entro 48-60 ore Tsahal (l'esercito israeliano) avrà in pugno tutti i punti chiave del territorio di Hamas e potrà cominciare a snidare le postazioni di lancio dei kassam una per una. Prima di analizzare la strategia di Tsahal, sarà bene specificare la natura dei razzi palestinesi. Si tratta di ordigni artigianali fabbricati "in casa", capaci di raggiungere una gittata massima di 10 km, e dunque in gradi di arrivare solo ai primi insediamenti oltreconfine, ovvero nello specifico i centri di Sderot e Ashkelon. Tanto basta tuttavia per mantenere gli abitanti della zona in una condizione di terrore continuo, anche se il numero delle vittime in questi tre anni è stato limitato. In buona sostanza si tratta più di un'arma psicologica che reale.

La strategia, dicevamo. La Striscia non è altro che un fazzoletto di terra di forma più o meno rettangolare a ridosso del mare, confinante con l'Egitto a sud e con Israele sugli altri due lati di terra. L'esercito è penetrato da tre direttrici: a Beit Hanoun e Netzarim (nord e sud di Gaza City, situata all'estremo settentrione del paese) e nell'estremo sud di Dahaniye, sede dell'aeroporto. In tal modo è stato tagliato il collegamento tra le due principali città, Gaza e Rafah, chiudendo la capitale in una morsa e ricollegandosi alla flotta che agisce via mare. La resistenza di Hamas è stata pressoché nulla, come si vede anche dal numero delle vittime di Tsahal (1 o 5 al massimo, a seconda delle fonti). La fase due è ormai alle porte, e prevede la distruzione chirurgica delle infrastrutture di Hamas da parte delle forze di terra congiuntamente con l'aviazione - che non ha mai cessato i bombardamenti - e la marina.

Nella cartina che vedete sopra è rappresentata la situazione della Striscia antecedente il ritiro israeliano del 2005. Per capire come si è arrivati alla crisi odierna sarà bene ripercorrere gli ultimi anni di storia dell'eterno conflitto. Dopo anni di sanguinosa coabitazione, nel 2005 Sharon decise di cancellare ogni traccia di colonie dei propri connazionali dal territorio. La decisione fu unilaterale e provocò una grave spaccatura nel paese, ma il grande carisma dell'eroe di guerra fu più forte di tutto, permettendo di superare le divisioni nonostante l'esercito usasse la forza per sgomberare tutti coloro che avevano rifiutato ogni incentivo per lasciare le proprie case. Il 22 agosto l'evacuazione forzata fu completata e tutta la Striscia fu lasciata in mano all'autorità palestinese, ivi comprese moltissime infrastrutture (in particolar modo serre) che davano lavoro a un gran numero di abitanti del luogo.

L'idea, sponsorizzata da molti tra cui l'ex Presidente della Banca mondiale James Wolfensohn, che aveva raccolto una gran mole di fondi, era che queste strutture potessero costituire la base della nuova economia locale. Purtroppo la maggior parte di queste furono invece saccheggiate e distrutte per vendetta dalla popolazione ormai libera di agire, e la spaventosa corruzione dell'amministrazione - allora in mano ad Al Fatah - fece il resto. Si giunse così alle fatidiche "libere" elezioni che nel 2007 diedero il potere in mano ad Hamas. Nel frattempo il lancio dei kassam non si era mai interrotto, fino alla tregua di giugno mediata dall'Egitto.

La tregua è stata rotta il 19 dicembre 2008, quando in seguito alla ripresa dei lanci gli israeliani hanno lanciato un ultimatum inascoltato, che ha poi provocato l'attacco dell'aviazione e infine dell'esercito, a partire dal 27 dicembre. Questa la storia recente, da cui potrete farvi un'idea del motivo per il quale Hamas è completamente isolata (salvo i fanatici che hanno invaso le piazze di Milano e Bologna nei giorni scorsi, e i fiancheggiatori iraniani). Lo stesso Abu Mazen, pur esprimendo una condanna di facciata verso "l'aggressione" ha più volte sottolineato che la colpa è di Hamas che ha rotto la tregua.

Appuntamento nel pomeriggio per gli sviluppi del conflitto.

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