Catalogna indipendente: gli indipendentisti vincono ma senza maggioranza

Aggiornamento 22:30. I risultati ufficiali, anche se lo scrutinio non è definitivo, confermano i primi exit poll. La CiU del presidente uscente Mas vince e ottiene 48 seggi nel parlamento regionale, 14 in meno del 2010 e lontano dalla maggioranza assoluta di 68. I socialisti vanno meglio delle previsioni e si confermano secondo partito, terzi invece gli indipendentisti di sinistra di ERC. A seguire il Partito Popolare e i Verdi.

Aggiornamento 20:15. Primissimi exit poll della rete catalana Tv3 e prima sorpresa: i favoriti del Ciu, il partito nazionalista del presidente uscente Artur Mas, avrebbero subito un calo rispetto alle ultime regionali, passando da 62 a 54-57 seggi, lontani quindi dalla maggioranza assoluta. Exploit degli indipendentisti di sinistra Esquerra Republicana de Catalunya, che sarebbero il secondo partito.

Catalogna indipendente: oggi si vota



 
 
 
 
 
 
 
   
 



Nel giorno in cui si vota il candidato premier del centrosinistra, non troppo lontano da noi si tengono delle elezioni regionali che potrebbero però avere conseguenze sull'Europa come la conosciamo. Si tratta delle elezioni in Catalogna, la regione spagnola che ha già una lingua ufficiale e ampie autonomie, ma che aspira a staccarsi da Madrid, anche in ragione della crisi economica che sta colpendo la Spagna. Infatti il presidente Artur Mas, del partito Convergencia y Uniò, ha promesso che se verrà rieletto con una maggioranza assoluta, nella prossima legislatura proporrà un referendum sull'autodeterminazione della regione. E secondo i sondaggi, un numero crescente di catalani sarebbe a favore dell'indipendenza, anche se, come spiega il politologo Fernando Vallespin, Artur Mas non ha mai usato la parola "indipendenza", puntando invece a un regime simile a quello della Scozia.

La Catalogna è una regione autonoma dalla fine degli anni '70, e oggi conta 7 milioni e mezzo di abitanti. Ha sempre avuto ambizioni indipendentiste ma oggi, fattore fondamentale, le istanze si sono fatte più serie per la crisi economica: infatti mentre la Spagna naviga in cattive acque e ha un tasso di disoccupazione altissimo, la Catalogna rappresenta da sola il 20% di tutto il Pil spagnolo. Ma è anche vero che la regione è anche la più indebitata della penisola, con oltre 44 miliardi di euro di deficit, ma la colpa, secondo gli indipendentisti, è di Madrid e delle sue tasse. Da qui la volontà di separarsi, pur rimanendo all'interno dell'Unione europea. Una strada che per la prima volta sembra fattibile, e che se fosse percorsa potrebbe rappresentare l'apripista per altre indipendenze.

Il partito del presidente Mas parla di "separazione necessaria" per formare una "nazione dentro l'Europa", visto che la Catalogna indipendente sarebbe il settimo paese per ricchezza pro-capite. Ma anche i socialisti promuovono una riforma dell'attuale assetto, trasformando la regione in uno stato federale in cogestione con Madrid. Il partito popolare vuole invece mantenere l'attuale status di regione autonoma.

Le urne si sono aperte dalle 9 di stamattina e la partecipazione è stata finora imponente: alle 13 l'affluenza era già del 29,35%, 4,5 punti in più delle regionali del 2010 alla stessa ora e la più alta dal 1988. I pronostici per queste elezioni, che di fatto si sono trasformate in un referendum sull'indipendenza, danno come grande favorito il presidente Mas, ma la vera sfida per lui sarà ottenere i 68 seggi necessari per avere la maggioranza assoluta e poter proporre il referendum. Alle sue spalle si sta affermando il partito indipendentista di sinistra Esquerra Republicana de Catalunya, appaiato nei sondaggi al partito popolare, mentre per i socialisti si preannuncia una debacle.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO