Gaza: la notte dei lunghi coltelli di Hamas e Al Fatah



La notizia nuova dalla Striscia di Gaza è la tregua giornaliera di tre ore decisa da Israele, in vigore da oggi fino a data da destinarsi, tra le 13 e le 16. Questo dovrebbe teoricamente consentire l'apertura di un corridoio umanitario, ma in realtà appare una piccola concessione di facciata per placare l'ira dell'Onu riguardo al bombardamento della sua scuola avvenuto ieri. Anche a questo proposito conosciamo le non peregrine motivazioni degli israeliani: i miliziani di Hamas non possono pretendere di salvarsi barricandosi in una scuola piena di civili.

Ormai d'altronde qui tutto è unilaterale ed eccessivo. Motivazioni, argomenti, prese di posizione. La guerra è stata provocata da Hamas, e dal suo insistere a lanciare razzi contro le città oltreconfine, su questo non c'è dubbio; come non vi è dubbio sul fatto che, secondo tradizione, gli israeliani abbiano reagito in maniera sproporzionata. Molti tuttavia giustificano questa reazione con l'esasperazione di un popolo che ha compiuto un passo verso la pace, liberando i territori, e per tutta risposta si è visto cadere addosso una pioggia di kassam, per quanto poco efficaci possano essere queste armi.

Delle responsabilità degli "invasori" si può e si deve discutere, ma prima serve un'ammissione di colpa da parte di Hamas, che tuttora - sull'orlo del baratro - persiste nel lancio dei razzi, per tacere della pervicace ostinazione nel non volere riconoscere lo stato di Israele. Detto questo, passiamo ad occuparci di un fatto passato sotto silenzio da gran parte della stampa nazionale e internazionale. Premessa, i territori palestinesi sono da tempo divisi in due tronconi: Gaza sotto il controllo di Hamas, e la Cisgiordania con la capitale Ramallah (già sede dell'Olp di Arafat) sotto Abu Mazen e Al Fatah.

Questo non significa che non vi siano esponenti dell'una e dell'altra fazione nelle rispettive terre controllate. Ma che fine hanno fatto gli uomini di Al Fatah rimasti nella Striscia? Semplice, sono stati massacrati ed eliminati approfittando della confusione ingenerata dal conflitto. Con la scusa del collaborazionismo, Hamas ha operato una delle più brutali pulizie "politiche" nella storia mediorientale. Le carceri sono state ripulite, le strade sono state rastrellate e tutti gli oppositori scomodi cancellati dalla faccia della terra.

La domanda, molto poco politicamente corretta lo so, è la seguente. Come si fa a sedersi a un tavolo e ragionare con gente che si macchia di questi comportamenti? Che non rispetta le tregue, che non compie alcun atto di buona volontà, che in poche parole è massimalista sempre. E che ammazza tutti gli oppositori del suo stesso popolo. Senza pietà. Sparando loro alla schiena.

Quando Sharon si ritirò da Gaza si lasciò indietro infrastrutture miliardarie, che potevano dare ricchezza ai palestinesi del posto, i quali peraltro già vi lavoravano. Non dico che sarebbe diventata una piccola Dubai, no di certo, ma si poteva costituire l'embrione di una economia in fieri, con grandi possibilità di crescita. Tutte quelle infrastrutture sono state saccheggiate e distrutte in nome dell'odio e della violenza.

La risoluzione del conflitto passa dalla cancellazione di Hamas, un'organizzazione terroristica che ha sempre fatto il male del popolo palestinese. Solo quando sarà stata spazzata via sarà possibile creare le premesse di uno stato palestinese, la cui nascita è sacrosanto diritto di questo popolo millenario. Ma deve essere una nazione in pace coi vicini israeliani, e per ottenere ciò è necessario rafforzare l'unico interlocutore vero, che ha un solo e unico nome. Abu Mazen.

Foto: Focusonisrael.org

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