Primarie Pd: vera democrazia o gioco di specchi?

In questi giorni, e soprattutto in queste ore, tutti gli occhi e le orecchie sono puntati sui risultati delle primarie del Pd-centrosinistra, che sembrano essere l'evento politico del secolo. Mentre c'è ancora incertezza sul numero effettivo dei partecipanti (3 milioni, 5 milioni, milioni di milioni) e ancora risultato scrutinate ufficialmente meno della metà delle sezioni, l'unico risultato su cui tutti sembrano concordi è che nella giornata di ieri si è consumato un riavvicinamento dei cittadini alla politica ed un grande gioco democratico che ha ridato speranza al Paese.

Sarà sicuramente così. Però... Però è davvero questo il sistema giusto per scegliere il candidato premier di una coalizione? Secondo me no, e vi dico perché. Dopo tanto discutere delle regole, si è arrivati ad un sistema in cui possono votare tutti quelli che sottoscrivono il programma Italia bene comune e si recano ai seggi, preferibilmente con carta d'identità e certificato elettorale, ma non sempre è stata registrata tutta questa fiscalità. In molte regioni, per giustificare un esito inatteso del voto, si comincia a dire che il Pdl ha mandato elettori interessati a influenzare le urne in una certa direzione. In altre zone si inizia ad analizzare il comportamento delle componenti interne del Pd per capire chi ha tradito e come.

Alla fine però viene da chiedersi se sia giusto che un elettore qualunque, uno che alla fine nemmeno sotto tortura voterebbe il centrosinistra, possa determinare il nome del candidato di quella coalizione. Anche in vista del ballottaggio, dove anche pochi voti potrebbero determinare la vittoria di uno degli sfidanti, è opportuno pensare al peso che avranno soggetti esterni al centrosinistra. In quale modo il fatto che un elettore del Pdl possa scegliere il candidato premier del Pd rappresenta un elemento di democrazia? Che forse gli elettore del Partito Repubblicano hanno avuto modo di scegliere se i Democratici dovevano ricandidare Obama?

Un ultimo pensiero, in questo semplice ragionamento ad alta voce, va ai tesserati dei partiti. Essi pagano le quote, magari vanno alle riunioni.I più masochisti stanno pure negli organismi dirigenti locali e si sorbettano riunioni e spaccamenti vari. Ma alla fine il loro voto vale esattamente come quello di un elettore della Lega che, un bel sabato d'inverno, ha deciso di devolvere 2 euro per agitare un poco le acque nel centrosinistra tentando - per quanto possibile - di scegliersi l'avversario. Al dunque, stante il discredito di cui godono i partiti (categoria in cui però anche il Pd rientra) perché mai un cittadino incline al sistema democratico dovrebbe iscriversi e fare militanza, se alla fine il suo voto varrà come quello di chi trascorre le serate in birreria elogiando Casini e Maroni invece che in sezione?

A voi l'ardua sentenza...

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