Passa alla Camera la Riforma delle Università: il decreto Gelmini spiegato in 5 punti

Il decreto Gelmini per la parte relativa alle università da ieri è legge. La proposta è passata alla Camera con 281 voti a favore e 196 contrari (Idv e Pd), avvalendosi anche dell'astensione tecnica dell'Udc. I centristi hanno così inteso concedere "un'apertura di credito" al provvedimento. Giudizi di merito in questi mesi ne sono stati dati a iosa. Scopo di questo post è invece analizzare i punti salienti della legge, cercando di animare un dibattito.

1) Atenei virtuosi. Tutte le università italiane addirittura 26 su 58 al momento) che spendono più del 90 per cento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) in stipendi non potranno più bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo. I cosiddetti atenei virtuosi, cioè i migliori secondo i suddetti criteri avranno invece accesso ai fondi stanziati ad hoc (7% del Ffo più fondo straordinario della finanziaria 2008).

2) Trasparenza. Da ora in avanti in sede di bilancio consuntivo i rettori saranno tenuti a pubblicare i risultati delle attività e tutti i finanziamenti pubblici e privati ottenuti (sì lo so che sembra incredibile che non fosse già obbligatorio, NdR). Inoltre in tutte le commissioni di concorso per la selezione di docenti e ricercatori sarà obbligatoria la presenza di docenti esterni, sorteggiati e in maggioranza rispetto ai membri interni.

3) Assunzioni. Prevista una deroga al blocco delle assunzioni, che innalzera il turnover dal 20 al 50%. Verranno così assunti circa 3000 nuovi ricercatori, secondo la Gelmini, ma solo dalle università virtuose di cui sopra. L'obiettivo è anche svecchiare il corpo docente.

4) Lotta a baronie e fannulloni. Sarà istituita un'Anagrafe nazionale dei professori e dei ricercatori con l'elenco delle pubblicazioni scientifiche. Gli scatti di stipendio (biennali) saranno legati alle attività riportate in anagrafe. Inoltre saranno esclusi dai bandi tutti coloro che non abbiano pubblicato nulla negli ultimi tre anni.

5) Diritto allo studio e rientro dei "cervelli". Stanziati ulteriori 135 milioni per gli studenti "meritevoli" e 65 per la realizzazione di 1700 nuovi posti nelle residenze universitarie. Prevista la chiamata diretta per gli studiosi stabilmente impegnati all'estero per posti da docente ordinario e associato o da ricercatore.

A prima vista sembrano tutti provvedimenti di buon senso, ma non per questo inattaccabili. Marco Cattaneo sul suo blog linkato da Repubblica dà per esempio una lettura da sinistra, ponendo l'accento sul fatto che verranno penalizzate eventuali sezioni funzionanti di atenei non virtuosi e che le liste da cui verranno tratti i membri esterni delle commissioni in qualche modo faranno sempre parte del sistema-università, quindi cambierà poco. Potete leggerlo qui.

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