L'UDC lancia l'appello ai "centristi" : "Uscite da Pd e Pdl, insieme nel grande centro!"

Il “centro” non è più solo in fermento ideale: è in movimento sul terreno politico e organizzativo.

E’ soprattutto la crisi sempre più acuta del Partito democratico ad aprire nuovi sbocchi al tentativo di Casini, Pezzotta, Tabacci ecc. di ricomporre la diaspora democristiana in versione 21esimo secolo.

La Costituente di centro stavolta va oltre i velleitarismi nostalgici precedenti perché parte dalla realtà politica e organizzativa dell’Udc, per superare l’Udc stesso, richiamando in una inedita formazione politica moderata non solo gli spezzoni dello Scudo crociato ma i “centristi” presenti (prestati o accampati …) sia nel Pd che nel Pdl e anche nella Lega.

Rotti gli indugi, Casini, Cesa e altri ex Dc (con il placet di personalità laiche e parte della Chiesa ecc.) lanciano per la prima volta ufficialmente “un appello agli ex popolari della Margherita – da Francesco Rutelli a Enrico Letta – affinchè lascino il Pd e aderiscano alla Costituente di Centro”.

Nel Partito democratico le divisioni riguardano tematiche centrali quali la collocazione europea del partito, la democrazia interna, la struttura del partito, i temi della bioetica, della famiglia, dei giovani, delle fasce più deboli, delle coppie di fatto, per non parlare del rapporto Stato-Chiesa, politica-affari ecc. I cattolici del Pd si sentono sempre più stretti e soffocati, oramai ospiti, più che protagonisti.

Ma anche nel Pdl, pur se ancora sotto traccia, serpeggia l’insoddisfazione perché si evitano di affrontare temi “caldi” che investono l’identità del partito e il tipo di società che avanza in un contesto di crisi del capitalismo e della globalizzazione a senso unico.

Al fondo di tutto c’è il fallimento del bipolarismo all’italiana, un bipolarismo coatto che nei fatti favorisce solo Berlusconi e il berlusconismo e che, dopo 15 anni, lascia una Italia più povera, più divisa, più sfiduciata.

In molte province e in molte regione i “centristi” sono impegnati senza clamore in un’opera minuziosa e capillare di riorganizzazione senza steccati e senza nostalgie.

Il sistema elettorale delle prossime elezioni europee favorisce questo tentativo di smembramento del bipolarismo e di rilancio della “terza forza”.

Le prossime settimane diranno se sarà un fuoco di paglia o se la politica italiana gira di nuovo pagina.

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