Il "bipartitismo" Made in Italy ha i giorni contati?

Le (poche) gioie e i (molti) dolori del bipartitismo italiano sono gli occhi di tutti.

La domanda, dopo 15 anni di bipolarismo con governi di centro destra e di centro sinistra, è una sola: “si stava meglio quando si stava peggio”?

L’attuale crisi ha un carattere mondiale ma l’Italia fatica di più a sostenerla e a reagire proprio per i suoi limiti “strutturali” di ordine economico, sociale, culturale, proprio per la latitanza e l’arroganza e miopia della classe politica.

Il bipolarismo coatto sostanzialmente ha preso il “peggio” della prima Repubblica e ha spinto il paese a vivere alla giornata, senza un progetto ideale e di identità definita.

Le due forze politiche principali che hanno voluto il “bipartitismo”, arrancano.

Sta peggio il Pd, in piena crisi, scosso dalla questione morale, un partito senza identità e nel caos programmatico e organizzativo. Ma il Pdl traballa e regge solamente grazie alla leadership di Silvio Berlusconi.

La Lega di Bossi è sempre più aggressiva (federalismo fiscale, Alitalia-Malpensa, immigrati, rimpasto dell’esecutivo ecc.); An mal digerisce il “cesarismo” del Cavaliere e un Pdl senza regole in mano al padre/padrone di Arcore e Fini (come Bossi) vuole, all’opposto del Premier, riforme istituzionali condivise; Forza Italia si agita, con Roberto Formigoni e Letizia Moratti che spingono per un Pdl “federale”, preoccupati di regalare il Nord al Carroccio.

Certamente il Pdl nascerà a marzo ma non è tutto oro quel che luccica.

Mentre per Veltroni e per il Pd le elezioni del 6-7 giugno rappresentano l’ultimo appello prima della resa dei conti definitiva dove non c’è da escludere niente, nemmeno la dissoluzione del partito.

Insomma Berlusconi e Veltroni hanno eliminato, con il voto di aprile 2008, la frammentazione politica: con l’appello del “voto utile” sono state cancellate dal parlamento (ma non dal Paese) le forze minori quali il Prc, il Partito socialista, i Verdi, l’Udeur, la Destra , ma non hanno cancellato il “centro” che è incentrato sull’Udc di Casini ma che ha “bandierine” anche dentro i due partiti maggiori e spazio nel Paese.

Il "centro" sarà decisivo quanto meno nei ballottaggi delle amministrative e peserà alle europee col voto proporzionale.

I fatti dimostrano che la “governabilità” stenta a dare i frutti promessi e a dominare resta la contrapposizione fra i due schieramenti e fra i partiti. Tant’è che non c’è accordo su niente, nemmeno sulla riforma della legge elettorale per le Europee.

Questo, in estrema sintesi, il quadro. Con Berlusconi che sorride, forte dei sondaggi e con Veltroni che piange, nella prospettiva di un Pd sul 27%! Una debacle. Non solo per il Piddì.

Un ko per il sistema “bipolare” che, privato della seconda gamba, salterebbe in aria. E punto a capo.

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