Malpensa, la Lega Nord e la tassa sui permessi di soggiorno: la geniale strategia delle "distrazioni"

Comunque la si voglia girare, la scelta ormai pressoché definitiva di Alitalia di associarsi ad Air France ed abbandonare Malpensa (che da domani si ritrova con solo 3 collegamenti intercontinentali), costituisce una sconfitta di proporzioni inaudite per la Lega Nord. A voler essere diretti la si potrebbe definire anche in maniera molto più cruda.

Uno smacco tanto più epocale in quanto colpisce la Lega nelle sue principali ragion d'essere: la difesa del Nord, delle sue imprese e della sua competitività economica. Tuttavia del partito di Bossi in questi ultimi giorni si è parlato principalmente per altre ragioni, ovvero per la proposta (poi bocciata dal governo) di una tassa sui permessi di soggiorno e di una fideiussione obbligatoria per gli extracomunitari che vogliano aprire una partita IVA.

A prescindere dal merito degli emendamenti, il tempismo con cui la questione è giunta all'attenzione dell'opinione pubblica è ben più che sospetto, e rivela il genio politico (non ci sono altre parole per definirlo) di Umberto Bossi e compagni. Come afferma infatti Marco Cremonesi sul Corriere della Sera infatti, la tattica leghista è semplice ma efficacissima: lanciare proposte impossibili ma chiare - al limite provocatorie - più per massimizzare il proprio consenso presso l'elettorato che nella realistica speranza di vederle approvate.

Molte proposte vengono infatti fatte dai leghisti sapendo benissimo che andranno incontro a bocciatura (da parte degli alleati di governo, del TAR o della Corte Costituzionale): poco importa, dal momento che "il fine non è il governo, ma il consenso", come afferma con la consueta sintesi Renato Mannheimer.

In questi ultimi giorni però lo scopo è anche un altro: distrarre l'elettorato dalla penosissima sconfitta che il "partito del Nord" sta subendo sulle questioni Alitalia e Malpensa, che a ben vedere è solo l'ultimo dei calici amari che i lumbard hanno dovuto bere dall'inizio del Berlusconi IV. Si pensi ad esempio al rinvio alle calende greche del federalismo fiscale, al dirottamento dei fondi della finanziaria da Milano verso Roma e Catania e alla cronica assenza di finanziamenti per l'Expo 2015.

La Lega reagisce a questi smacchi sparando fuochi artificiali in altre direzioni, spesso quelle familiari e redditizie della sicurezza e dell'immigrazione. La strategia sembra pagare bene, se è vero che il partito viene dato da tutti i sondaggi ben oltre il 10% a livello nazionale.

Questo ben collaudato schema d'azione però, se si guarda al lungo periodo, rischia di trovare un limite proprio nel suo successo: oltre una certa soglia di consenso elettorale infatti la Lega Nord non potrà più presentarsi come il partner junior della coalizione, né scaricare su altri la responsabilità dei fallimenti dei governi che sostiene rispetto alla "questione settentrionale".

Dobbiamo dunque ancora assistere alla vera ascesa e al declino della Lega Nord? Come cantavano i Poison, Only time will tell.

Foto: I.giordani, Flickr.

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