Caso Di Pietro-Libero. La Santa Alleanza dei giornali di destra e gli scheletri nell'armadio

Ha suscitato una certa eco l'aggressiva campagna antidipietrista portata avanti dal quotidiano Libero, e culminata in una richiesta (poi ottenuta) di chiarimenti in prima pagina sulla condotta politica dell'ex-pm. Dopo essere uscito con un apprezzamento per la pronta reazione del leader dell'Italia dei Valori il direttore Feltri ha ora rincarato la dose, ponendo delle ulteriori questioni. Nello specifico:

- Come si spiega il rapporto tra associazione Idv (costituita per raccogliere il finanziamento pubblico) e partito Idv.
- Come si spiega le gestione dei contributi elettorali
- Come mai fino alla lettera aperta di Libero, era il solo Di Pietro ad approvare i rendiconti Idv (ha cambiato lo statuto in seguito a ciò)
- Come ha potuto acquistare la casa di Bergamo all'asta dell'Inail nonostante il divieto di legge
- Come si spiega che fosse il partito a pagare l'affitto della sede romana della famiglia
- Come ha potuto Di Pietro sapere in anticipo che il provveditore alle opere pubbliche Mario Mautone fosse sotto inchiesta a Napoli

Queste domande non sono altro che quelle che da tempo pone il Giornale, che oggi lamenta il fatto che Di Pietro abbia ritenuto di rispondere in prima persona a Feltri ma non al Giornale stesso, preferendo querelarlo tout court. Fin qui i fatti, di cui vi dovevamo la cronaca; ora passiamo alle considerazioni generali.

La prima è che appare più che evidente che la gestione dipietrista difetti di trasparenza e che sono ancora molte le domande a cui questi debba rispondere prima di considerarsi "scagionato". Se ha potuto rispondere alle questioni più innocenti, siamo certi che lo farà anche con queste più concrete e stringenti. Naturalmente ve ne daremo atto non appena ciò accadrà.

La seconda non può che rilevare che se i giornali fanno benissimo a fare le pulci al grande moralizzatore, per cercare di dimostrare che poi così morale non è, sarebbe anche ora che cominciassero a farle alle proprie forze di riferimento. Il caso Bocchino per esempio, anche se non è stato dimostrato ancora nulla di penalmente rilevante, è un grave indicatore di come sia prassi comune tra i politici di ogni segno intrattenere rapporti con gente chiacchierata (nello specifico l'imprenditore Romeo) sotto accusa per aver costituito una sorta di piovra degli appalti.

Il caso Bocchino, solo un esempio tra i tanti cui stiamo assistendo, è in realtà molto simile a quello di Di Pietro figlio, del quale giustamente si pretendono le dimissioni da ogni incarico pubblico più che da quelle - di facciata - dal proprio partito famigliare. Non è questione di essere populisti se si afferma che nella politica italiana c'è un gran bisogno di etica e moralità. È questione di essere onesti.

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