Ore 12 - Gran fermento al "centro" del Pd

altroLa profezia aveva un sapore “sinistro” ma non è lontana dall’avverarsi.

Quella profezia di pochi mesi fa riguardava il nascente Partito democratico (le cui due componenti fondative ex Pci ed ex Dc hanno puntato su un cambiamento travolgendo le tradizioni) e recitava così: “O vi separate in tempo, o morirete abbracciati”.

Non si può non tornare su questo nodo perché va ben al di là delle vicende e degli interessi di un singolo partito, investendo non solo la capacità di governo del Paese ma anche la dialettica fra maggioranza e opposizione e la prospettiva democratica dell’Italia.

La storia dimostra che in politica “gli errori sono come ciliegie”: uno tira l’altro, sino all’implosione.

Di fronte allo smarrimento ideale e strategico, allo sfaldamento morale e organizzativo, alla inconsistenza di leadership, alle ripetute sconfitte elettorali, non è difficile prevedere la debacle conclusiva, fino all’implosione.

A dimostrazione del caos imperante, un solo esempio: a meno di cinque mesi dalle elezioni europee, il Pd non ha ancora deciso la propria collocazione internazionale!

Il Partito democratico ha fallito nel suo obiettivo di fare la sintesi e rappresentare culture politiche diverse, ha fallito nel tentativo di realizzare un bipolarismo nel quale il Pidì costituiva tutta l’opposizione.

Uno che se ne intende, il trentino Lorenzo Dellai, uno capace di andare controtendenza e di vincere le elezioni, coglie il punto di non ritorno e l’esigenza di svolta: “E’ l’ora del big bang: accanto al Pd, e in alleanza, serve un nuovo Centro riformatore, un soggetto alternativo alla destra demagogica e che sappia stringere con la sinistra un grande patto per il governo del Paese”.

Velleitarismo? O seme per un nuovo progetto politico, vera alternativa politica al “berlusconismo” imperante?

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