E se la Rai eliminasse la pubblicità?



Un argomento che da sempre suscita infinite discussioni è il canone Rai. O meglio, il motivo per cui si debba pagare il canone alla tv di stato quando quella commerciale si sostiene benissimo con la sola pubblicità. Di quando in quando il tema torna d'attualità, specialmente alla luce delle difficoltà dello Stato nel contenere l'elevata evasione del canone stesso.

Approfittiamo dunque dell'articolo di Aldo Grasso apparso sul Corriere della Sera di oggi per rilanciare il dibattito. È indubbio che la Rai abbia legato la propria abdicazione al ruolo di servizio pubblico alla progressiva intensificazione della pubblicità, fino ad arrivare a imitare le tv private anche nelle pratiche più odiose per lo spettatore, come le telepromozioni o quei fastidiosi effetti grafici ai margini dello schermo che compaiono a tradimento durante le trasmissioni. E allora la domanda è: ma è davvero necessario tutto questo?

Grasso per sostenere la sua risposta affermativa, seppur con tanti dubbi, porta a proprio suffragio lo share medio dei tre canali nazionali (45%) che sarebbe uno dei più alti d'Europa, e il timore che senza le risorse pubblicitarie possa calare. Altrettanto facilmente si potrebbe però rispondergli che il calo dello share non è per forza di cose un male, anzi... soprattutto se si supera la logica del dover attirare gli sponsor in funzione dello stesso.

Si evoca spesso il male di un mercato televisivo dominato dai soggetti privati, ma siamo così sicuri a) che se la Rai rinunciasse ai suoi contenitori milionari emulativi perderebbe tutte queste quote di share; b) che contendere il mercato a un operatore commerciale scendendo sul suo terreno sia giusto e utile?

Certo, se il problema è pagare un carrozzone sovradimensionato di dipendenti e il canone non è sufficiente il discorso potrebbe cambiare, ma ammesso e non concesso che sia così, esiste anche la via di ridimensionarlo o di suddividerlo in due distinte entità. Una Rai commerciale che si nutra di sola pubblicità e una Rai culturale despottizzata che si mantenga col canone.

Un tempo si guardava alla televisione nazionale come a un veicolo di crescita intellettuale del paese, che poi era la sua vocazione alla nascita. Siamo davvero così sicuri che in un'epoca di canali tematici di successo come History Channel, Discovery eccetera, una tv generalista votata alla cultura sia un progetto perdente? Lascio volentieri la risposta ai lettori.

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