Tromba d'aria sull'Ilva: ritrovato il corpo dell'operaio disperso


 
 
 
 
 
 
 
   
 


Si chiamava Francesco Zaccaria e aveva 29 anni l'operaio disperso mercoledì durante la tromba d'aria che ha colpito lo stabilimento Ilva di Taranto. Il suo corpo è stato recuperato dai sub poche ore fa, a 24 metri di profondità all'interno della cabina della gru finita in mare l'altroieri.

Intanto, nel Consiglio dei ministri di stamattina, il governo presenterà il decreto legge che dovrebbe consentire la ripresa delle attività nello stabilimento di Taranto e scongiurarne la chiusura. Chiusura che, a quanto detto dal presidente dell'Ilva Bruno Ferrante potrebbe riguardare anche gli altri impianti di Genova, Novi Ligure e Racconigi.

Tromba d'aria sull'Ilva


28 novembre Ore 17.56.

Mentre in Parlamento il ministro Clini annuncia l'intenzione di procedere con la presentazione di un Decreto che rimetta in moto l'Ilva l'impianto siderurgico ha subito danni a causa della tromba d'aria (praticamente un tornado) che si è abbattuto nella zona. Decine di feriti, il numero preciso pare sfiorare le 50 persone, sono stati curati nell'infermeria dell'impianto e negli ospedali della zona, ma a preoccupare di più è il destino dell'operaio che si trovava in una gru letteralmente trascinata in acqua dal vento. L'uomo è ancora disperso. Le prime foto all'interno degli impianti dell'Ilva, scattate dalla Guardia Costiera, danno l'idea del disastro.

Le prime foto dei danni all'Ilva

Le prime foto dei danni all\\\'Ilva
Le prime foto dei danni all\\\'Ilva
Le prime foto dei danni all\\\'Ilva
Le prime foto dei danni all\\\'Ilva

Ore 15:30. Sale a 24 il bilancio dei feriti. Intanto è stata ritrovata la gru, caduta in mare, su cui lavorava l'operaio disperso: si trovava a venti metri di profondità. Numerosi i danni alle strutture dell'Ilva.

Ore 14:10. Continuano a susseguirsi le notizie. Confermati i danni alle strutture, ma sul bilancio delle vittime non c'è ancora ufficialita: confermato un disperso, si tratta di un operaio che lavorava su una gru finita in mare. Non ci sono invece conferme su eventuali vittime accertate, mentre sarebbero 20 i feriti.

Ore 13:24. Si aggrava il bilancio per l'ondata di maltempo che ha colpito l'Ilva. Ora si parla di 1 morto, 3 dispersi e 20 feriti. Il sindaco di Taranto fa sapere però che i morti potrebbero essere 3.

Aggiornamento ore 12:10. Prima un fulmine e poi una tromba d'aria si sono abbattuti sull'Ilva occupata dagli operai. Le prime frammentarie notizie parlano del crollo del camino delle batterie 1 e 2 dello stabilimento. C'è un disperso nel porto di sbarco dei materiali per l'Ilva, sarebbero crollati anche un capannone e una torre faro.
Si era parlato di un ordine di evacuazione dello stabilimento, ma la notizie è stata smentita dalla direzione, mentre sul posto sono arrivati ambulanze, mezzi della polizia e dei vigili del fuoco per assistere gli eventuali feriti.

Caso Ilva: Monti illustra il decreto a Napolitano



 
 
 
 
 
 
 
   
 



Il caso Ilva potrebbe essere risolto già nelle prossime ore, quando in Consiglio dei ministri verrà approvato un decreto legge che permetterà allo stabilimento di Taranto di riprendere le attività, scongiurando quindi la chiusura decisa dalla dirigenza, come reazione al sequestro degli impianti e alle indagini avviate dalla magistratura. Le cose però non sono così semplici, con la scelta del decreto legge il governo si avventura su un terreno minato, sia perché dovrà "disinnescare" l'operato della magistratura, sia perché il dl dovrà essere approvato prima dello scioglimento delle Camere, o si tornerà nel caos.

Per questo ieri pomeriggio il premier Monti è salito al Quirinale per illustrare a Napolitano il decreto. Per tutta la giornata ci si è interrogati sul contenuto del provvedimento, e su quanto in là il governo potesse spingersi per permettere la riapertura degli stabilimenti. Oggi su La Stampa Guido Ruotolo annuncia che il decreto legge consisterà in due soli articoli, studiati dai ministri Clini e Passera. Con il primo l'Autorizzazione Integrata Ambientale varata a ottobre viene assunta come decreto legge per 24 mesi, annullando così il sequestro giudiziario degli impianti; con il secondo si riconduce la responsabilità per la gestione degli stessi impianti all’impresa titolare, sotto il controllo delle autorità amministrative. Addio quindi ai custodi giudiziari.

Un decreto che viene invocato a gran voce sia dai sindacati che dalla politica, oltre che dai lavoratori che hanno occupato l'Ilva. Ciononostante non mancherà di suscitare polemiche, e di rappresentare un precedente pericoloso visto che così il governo bypassa un provvedimento giudiziario, peraltro basato su fondate preoccupazioni riguardo l'impatto ambientale e sulla salute dei cittadini. D'altronde è ormai la scelta che si trovano, loro malgrado, a fare i tarantini: o il diritto al lavoro o il diritto alla salute. Anche se il ministro della Salute Balduzzi ribadisce che sviluppo e salute non possono prescindere l'uno dall'altra:

Il governo ha sempre detto che ambiente, salute e sviluppo devono stare insieme, e questo è l'impegno di tutti. Siamo di fronte ad una situazione nuova, inedita. Cercheremo di dare il nostro apporto.

Tutto questo mentre dalle indagini della magistratura emergono i rapporti tra i Riva, i proprietari dell'Ilva, e il mondo politico. Dalle donazioni (perfettamente legali, eppure ugualmente discutibili) fatte sia all'allora maggioranza di centrodestra sia a Pierluigi Bersani (98.000 euro per la sua campagna elettorale nel 2006), alle pressioni fatte sullo stesso Bersani e su altri esponenti del PD per fermare il senatore Roberto Della Seta, "colpevole" di contestare il decreto "Salva Ilva" nel 2010. Già, perché non siamo al primo caso in cui un governo deve intervenire a gamba tesa per salvare lo stabilimento. Il 13 agosto 2010, il governo Berlusconi varò tra l'indifferenza vacanziera degli italiani, un dl per sospendere una legge del 1999 che poneva dei limiti alle emissioni di benzoapirene.

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