Road to Inauguration. N.3: Hillary Clinton, Secretary of State

Dopo aver parlato di elezioni ufficiali e del Chief of Staff del prossimo Presidente Obama, oggi ci occuperemo di uno dei pezzi da novanta del suo futuro Governo: Hillary Rodham Clinton.

Su Hillary, la sua carriera politica, il suo ruolo come First Lady nella tempesta del Sexgate e il suo controverso carattere si potrebbe scrivere non solo un post chilometrico, ma un libro di centinaia di pagine.

Piuttosto che dedicarci a un veloce quadro biografico (per cui vi rimandiamo alla sempre utile Wikipedia), vediamo di capire quali compiti ha il Segretario di Stato, e quale linea politica intende assumere la Clinton.

Nel descrivere le idee del nuovo Secretary of State possiamo usare un documento freschissimo, ovvero la obbligatoria audizione di conferma che la Clinton ha appena tenuto davanti alla Commissione per gli Affari Esteri del Senato. Vediamo quindi quale ruolo ricoprirà Hillary, e quali sono le premesse della sua azione.

Il Segretario di Stato, all'interno del governo, è sostanzialmente equivalente al nostro Ministro degli Esteri. È considerato il membro di più alto livello del governo, e nella linea costituzionale di successione è per questo dopo il Vice-Presidente, lo Speaker della Camera e il Presidente Pro-tempore del Senato. Curiosamente, un Presidente dimissionario deve in primo luogo avvisare il Segretario di Stato: Nixon, ad esempio, si dimise con una lettera all'allora Segretario Henry Kissinger.

Al di là delle curiosità legali, è ovvio come il ruolo di portavoce della politica estera americana sia fondamentale e di grande peso internazionale. Il Segretario di Stato deve attuare le trattative più spinose, mettere la propria faccia alle posizioni meno popolari o far pesare la minaccia di una mossa militare statunitense.

Recentemente abbiamo visto Condoleezza Rice astenersi per ordine di Bush su un documento che lei stessa aveva contribuito a preparare; mentre tutti ricordiamo un patetico Colin Powell, armato di prove false e fialetta di finta antrace, intento a dimostrare l'esistenza della armi di distruzione di massa in Iraq.

Riuscirà Hillary Clinton a ricoprire questo delicato ruolo, e a bilanciare il proprio ego con gli ordini imperativi del suo Presidente?

La nomina della Clinton (terza donna tra gli ultimi quattro Segretari di Stato, dopo Albright e Rice) ha suscitato reazioni contrastanti: non solo è stata l'avversario di Obama nelle lunghe e combattute primarie democratiche, ma Obama stesso aveva all'epoca sminuito l'esperienza in politica estera dell'allora rivale.

Durante la seduta di conferma in Commissione Affari Esteri, la Clinton ha espresso alcuni punti importanti per il futuro della politica estera statunitense:


  • Nucleare e "stati canaglia": la Clinton ha promesso il pugno duro contro i programmi nucleari di Iran e Nord Corea. Sull'Iran ha rispoverato la strategia di Obama: "grandi bastoni e grandi carote", e su entrambi i paesi non ha escluso alcun tipo di opzione (e farlo sarebbe stato suicida);

  • Medio Oriente: questo è ovviamente un tema caldo. La Clinton è stata a lungo considerata filo-palestinese, anche se ha poi conquistato l'appoggio dell'elettorato ebreo all'epoca della sua elezione a Senatrice dello Stato di New York. La proposta è stata vaga: Israele ha diritto a difendersi; evitare la tragedia umanitaria; due stati in pace e rispetto ecc.

  • La diplomazia: la Clinton ha promesso: la diplomazia tornerà ad essere il fulcro dell'azione statunitense. Questo è secondo lei l'inizio di un "nuovo momento per l'America". Finisce l'epoca dei cowboy neocon?

A margine, da notare come la Clinton sia stata torchiata a dovere sui possibili conflitti d'interessi tra la fondazione del marito e la sua attività, e sottoposta a domande su tutti i principali temi caldi. Un bello spettacolo di democrazia, vedere un futuro "ministro" dover argomentare le proprie posizioni e capacità, il proprio passato e la propria visione del futuro. Uno spettacolo da cui, come sempre, l'Italia non potrebbe che imparare.

Il voto di conferma da parte del Senato, comunque, è previsto più avanti, e un liveblogging dell'audizione potete trovarlo sul sito del New York Times.

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Immagine: nrbelex su Flickr

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