Legge elettorale, tra scioperi della fame e diritti civili

Mentre continua la campagna elettorale delle primarie del Pd, che domenica vedrà l'incoronazione del candidato premier della coalizione di centrosinistra, e mentre i dubbi sui destini della destra italiana si fanno cocenti, la prospettiva democratica nel Pdl resta saldamente ancorata all'acclamazione ricevuta anni fa da Silvio Berlusconi, gli italiani ancora non sanno con quali regole si recheranno alle urne in aprile (se sarà aprile).

La fase di stallo in cui si trovano i lavori su una nuova legge elettorale rappresenta un aspetto decisamente critico per una democrazia moderna come dovrebbe essere quella italiana: uno stallo che ha portato il deputato del Pd Roberto Giachetti, 88 giorni fa, a cominciare uno sciopero della fame (dopo un primo sciopero, tra luglio ed agosto, di altri 35 giorni) che, come spiegato dallo stesso deputato Pd

ha inteso sollecitare l'impegno a una rapida approvazione della legge elettorale.

Lo sciopero di Giachetti, interrotto ieri mattina per l'aggravarsi del suo profilo sanitario e dopo una lettera della Presidenza della Repubblica, ha portato alcune novità sulle tempistiche previste per la nuova legge elettorale, come spiegato ieri dallo stesso deputato:

La commissione Affari costituzionali del Senato si riunisce il 5 dicembre. Il testo di riforma potrebbe arrivare alla Camera il 10. Occorre prevedere almeno un mese di discussione. Potrebbe essere approvato entro la fine dell'anno. La riforma potrebbe tornare al Senato, se cambiata alla Camera, all'inizio di gennaio. Abbiamo a disposizione una manciata di giorni.

Questo nella migliore delle ipotesi. La domanda che nessuno pone è una: è rispettoso dei diritti civili ed umani degli elettori venire a conoscenza delle norme elettorali tre mesi prima del voto?

Secondo il Consiglio d'Europa no.

In tal senso è interessante constatare anche la reazione del Presidente Napolitano: se con il deputato Giachetti la Presidenza della Repubblica si è attivata in modo assolutamente corretto e garantista, la stessa cosa non si può dire abbia fatto nei confronti di un altro deputato, Maurizio Turco (sempre del Pd, ma eletto nei Radicali) anch'egli in sciopero della fame da più di due mesi.

L'obiettivo di Turco è far emergere proprio quella raccomandazione del Consiglio d'Europa, sulla base della Convenzione di Venezia (che l'Italia ha sottoscritto), che ha espresso perplessità sul cambiare una legge elettorale (qualunque essa sia) a meno di un anno dalle elezioni: se lo scenario paventato da Giachetti si realizzasse, l'Italia varerebbe la nuova legge tre mesi prima del voto, nel pieno della campagna elettorale (nessuna responsabilità al deputato Pd, ci mancherebbe, ma occorre fare chiarezza).

Il 6 novembre scorso inoltre la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato la Bulgaria proprio per aver modificato la legge elettorale a pochi mesi dal voto, violando l'articolo 3 del protocollo addizionale della Carta europea dei diritti umani.

Un obbligo internazionale, secondo Turco, che non può non essere ottemperato; ha spiegato in una nota il senatore radicale nel Pd Marco Perduca:

Maurizio Turco dà corpo alla sua lotta, proprio come Giachetti, ma lo fa perché anche il Presidente della Repubblica e le altre istituzioni coinvolte in questa vicenda, possano garantire il rispetto della legalità costituzionale, leggasi tra l'altro anche l'articolo 117, nonché degli impegni e obblighi internazionali assunti dal nostro Paese; perché non rispondere anche a lui con motivazioni Carta alla mano piuttosto che colla solita moral suasion?

Proprio questa "moral suasion" del Presidente Napolitano, che non accoglie le raccomandazioni del Consiglio d'Europa, sarebbe all'origine della mancata comunicazione ufficiale, che fino ad oggi il Quirinale non ha inviato alle Camere, restando su toni ufficiosi, sulla necessità di cambiare la legge elettorale:

Basta a questo interminabile braccio di ferro, al gioco degli equivoci, dovuto al ripetuto alternarsi di opposti irrigidimenti sulla riforma elettorale

si legge nella lettera inviata da Napolitano a Giachetti per chiedere l'interruzione dello sciopero della fame.

Una soluzione al Porcellum, forse, si sarebbe ancora in tempo per farla, mettendo una toppa ad una legge elettorale, quella Calderoli, che ha creato più problemi che virtuosismi: la calendarizzazione, che si attende solo dal 22 dicembre 1947, 65 anni, della legge applicativa dell’art. 49 della Costituzione, che disciplina internamente i partiti.

Foto | Flickr

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