Caso Battisti: quando i conti col passato non si chiudono mai?

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Ieri Luca ha scritto un pezzo interessante sulla vicenda di Cesare Battisti: uno dei punti su cui secondo me sarebbe adeguato scrivere però, è la logica che vive sotto tutto questo. Sotto una caccia all'uomo che perdura da decenni, quando l'Italia è il Paese che meno ha fatto e sempre meno farà i conti col passato del pianeta. Idoli o eroi? Non ci servono. Servono nemici.

Partiamo da lontano: al termine della seconda guerra mondiale Italia e Germania devono fare i conti con una guerra persa e delle idee sconfitte dalla Storia. Denazificazione e defascistizzazione però, andarono un pò diversamente

il fallimento dell'epurazione (in Italia, ndr) fu determinato da una scelta politica oppure no? La storiografia ha a lungo sostenuto la tesi che la mancata epurazione in Italia era stata il frutto di una precisa volontà politica dei partiti moderati, i quali, d'accordo con i governi angloamericani, avevano optato per una continuità dello Stato e dell'apparato burocratico del periodo fascista

C'era di mezzo una guerra persa, un paese di macerie, qualche milione di morti. Che altro? Un'alleanza con un regime che aveva macchinato una cosa da niente: un olocausto. Tutti motivi apparentemente validi per voltare pagina - o strapparla, quella pagina - cosa che non avvenne. In Italia i conti col passato non si fanno, e restiamo il Paese del rimosso, del trauma mai affrontato, mai elaborato e che resta l'unico peccato originale esteso a tutti, laici e cattolici, bestemmiatori e baciapile, atei e devoti.

L'inseguimento intercontinentale di Battisti - o negli anni passati, la caccia a Marina Petrella - si inseriscono non nell'opposto del quadro che vi ho esposto qui sopra, cioè "Noi i conti col passato li facciamo, e non facciamo sconti, è gente che deve pagare". No: si inseriscono in una strategia molto diversa. Quella di una pura operazione di marketing, come noto, materia in cui la Verità è evanescente come bollicine Ferrarelle e altrettanto impalpabile.

Quale strategia c'è dietro dunque? Quella, in un periodo di crisi, di paure generate ad usum elettorale (i reati nel 2008 sono diminuiti ovunque, qui il Corriere vi racconta di Milano, ma è stata la stessa cosa ovunque, e ve lo racconta questa query su google) di legittimare oltremisura più che le forze dell'ordine, uno Stato forte, duro, inflessibile.

Uno Stato in cui più che farli davvero i conti col passato - alludo a sciocchezzuole come piazza Fontana, la strategia della tensione, la P2, giusto per procedere a botte di associazioni mentali random - si prende un nemico, un singolo, neanche un gruppo intero, e lo si usa per generarne altra, di paura. Paura di cosa? Dei comunisti, dei cosacchi che si abbeverano in San Pietro, del terrore rivoluzionario pronto a risorgere. Non posso ragionevolmente credere che nel 2009 vi sembrino possibilità realistiche.

Il caso Battisti poi - sul link trovate una serie di faq di Valerio Evangelisti uscite su Carmilla qualche tempo fa - perchè viene sbandierato tanto? Perchè è perfetto per essere spettacolarizzato davanti alle masse. C'è Torregiani per esempio, il figlio del gioielliere, un uomo purtroppo su una sedia a rotelle, ma che non fu colpito da Battisti. Ma dal padre:

Eppure è stato fatto capire che Cesare Battisti abbia ferito uno dei figli adottivi di Torregiani, Alberto, rimasto poi paraplegico.
E’ assodato che Alberto Torregiani fu ferito per errore dal padre, nello scontro a fuoco con gli attentatori.
Eppure, di tutti i crimini attribuiti a Battisti, quello cui si dà più rilievo è proprio il caso Torregiani.
Forse si prestava più degli altri a un uso “spettacolare” (si veda l’impiego ricorrente di Alberto Torregiani, non sempre pronto, per motivi anche comprensibili, a rivelare chi lo ferì). O forse – viste certe proposte recenti del ministro Castelli, in tema di autodifesa da parte dei negozianti – era l’episodio meglio capace di fare vibrare certe corde nell’elettorato di riferimento.

E soprattutto c'è una vicenda molto meno chiara di quanto sia stato fatto trasparire sui media mainstream. Fatevi un'idea, magari con questo libro, se vi va. Non saranno dei santi, gli ex membri dei PAC, ma se inseguo loro in un altro continente, mi piacerebbe che gli Interni dessero anche un occhio a Oriente. Magari bussando alla porta di Roi Hagen.

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