Intervista da Betlemme con Giovanni Fontana parte due. Botta e risposta

Seconda e ultima parte dell'intervista con Giovanni Fontana (la prima la trovate qui); una chiacchierata che cerca di capire cosa stia succedendo a Gaza e in Cisgiordania, insomma in Palestina, senza il filtro dei canali informativi abituali. A nessuno serve essere tifosi di questo o quello, tantomeno quando c'è di mezzo una guerra, mentre al di là delle nostre opinioni individuali mi sembra molto utile ascoltare chi veramente si trova sul posto, e non ha alcun interesse a raccontarci fole o a convincerci di qualcosa.

Allora, Giovanni, riprendiamo il discorso, e cerchiamo di riprodurre il clima che si respira a beneficio di chi legge e abita a migliaia di chilometri di distanza. Tu ti trovi a Betlemme, un luogo che per la sua grande prevalenza palestinese meglio di ogni altro rappresenta il termometro della situazione. Come vive la popolazione locale la guerra? Si avverte la divisione tra Hamas e Al Fatah, e in caso affermativo cosa pensano le due fazioni l'una dell'altra e dell'attacco in generale?

A Betlemme, dagli accordi di Oslo del '94 (attuativi nel '96), la giurisdizione è passata sia militarmente che civilmente ai palestinesi. Qualche anno dopo è anche stato imposto il divieto agli israeliani di passarci. Gush Etzion e Har Homa sono due colonie molto vicine, ma al di là del Muro. Qui in città sono tutti con Fatah o con il FPLP (i comunisti, che una ventina d'anni fa erano molto più forti). Per quanto qui tutti, anche coloro che in Italia sarebbero considerati essi stessi come fondamentalisti, dicano che quelli di Hamas sono dei pericolosi fondamentalisti religiosi, tutti considerano gli abitanti, i bambini, di Gaza come membri del proprio popolo. Certo, a livello politico l'uccisione di 85 membri di Fatah da parte di Hamas, ha avuto il suo peso, ma non tanto da portare le persone a schierarsi così in favore di una guerra che colpisce anche una gran parte di civili.
C'è da dire, anche, che molto spesso la politica, qui, è vista in maniera clientelare: nessuno si stupisce se tu voti Fatah perché tuo zio lavora nella pubblica amministrazione.

Ultimamente il tuo blog è stato molto citato in rete, ci puoi segnalare quali sono stati gli interventi più apprezzati, che potrebbero interessare anche ai nostri lettori?

È assurdo da dire, ma c'è stato un vero e proprio "effetto guerra". Si sono tutti interessati alla Palestina in quel momento. Gli interventi che hanno destato un interesse particolare sono stati questi:

La mia prima reazione allo scoppio delle guerra. E poi arrivò la guerra

Quattro punti di pulizia linguistica che si dovrebbero tenere in considerazione quando si parla di questo conflitto.
Pensieri raccolti, considerazioni su Gaza

Questo è un debunking di alcune cose, secondo me molto molto imprecise scritte su Hamas. Troppi luoghi comuni su Hamas

E infine spiego più articolatamente perché sono contro questa guerra.

I luoghi comuni sono la dannazione del genere umano, e la Palestina non fa certo eccezione. Ti propongo un botta e risposta violento, e tu mi rispondi a cuore aperto, vediamo cosa ne salta fuori.

Yalla! ("andiamo": al telefono qualunque israeliano o palestinese termina la telefonata con "yalla, bye").

Proviamo a trovare un punto d'intesa: cos'hanno in comune israeliani e palestinesi?

La guida! Le strade, sia da una parte che dall'altra del muro, sono di gran lunga la cosa più pericolosa di Israele e Palestina: altro che guerra, altro che attentati! Ne ho anche subito le conseguenze, quando un guidatore palestinese mi ha investito mentre ero in bici senza neanche rendersene conto: l'incontro con la sanità palestinese è stato ancor più esilarante.

E sul versante opposto?

In Israele un pullman della Egged, cioè pubblico, dentro al quale c'era il sottoscritto, invece di aspettare in fila all'autobus che ci precedeva e che si era fermato a scaricare i passeggeri, ha sterzato ed è montato sul marciapiede, per poi riscendere quando la strada si è allargata. Non è un caso che una campagna per la sicurezza alla guida in Israele dicesse che le morti di tutte le guerre combattute da Israele (quattro+due intifade) sommati a tutte le vittime del terrorismo, siano di meno che i morti sulle strade dal '48 a oggi.

Dicci un fatto divertente

La partita della nazionale vista con le suore. Ci credete che l'unico wireless che ho visto in Palestina è in un convento? E che oltre all'adsl hanno la parabola e un sacco di cose tecnologiche? Certo, pensavo di essere io a spiegare loro un po' di calcio, e invece sono state loro a istruirmi sulla necessità di essere buoni, e al termine ho finito per tifare anche io per la Georgia!

Dicci un fatto assurdo

Successo proprio ieri, la cosa più assurda che sia capitata in vita mia: i soldati israeliani hanno scambiato la mia bicicletta per una bomba e l'hanno perforata di colpi. Una cosa incredibile, alla fine mi hanno lasciato un modulo in cui certificavano di avermela distrutta, da portare a un ufficio in Israele e farmi rimborsare.

Tornando seri, che cosa pensi di come all'estero viene affrontata tutta la questione?

La cosa più banale, ma anche più vera, da dire è che su questo argomento ci si accapiglia sempre come tifosi, come se ognuno avesse la proprio squadra di calcio. È insopportabile chi difende Israele a tutti i costi, sospendendo il giudizio su delle ingiustizie deliberate che non hanno nulla a che vedere con la sicurezza. A Gerusalemme Est non ci sono cassette postali, l'ufficio del lavoro è aperto ore in meno di quello di Gerusalemme Ovest, tutto questo per rendere la vita difficile agli arabi israeliani e cercare di ebraizzare Gerusalemme.
Trovo però anche enormemente sbagliato l'atteggiamento di chi si rapporta ai palestinesi come una colonia batterica: siccome c'è l'occupazione è ovvio che reagiscano così, e così via. Tanto affine a quello per cui bisogni "rispettare le culture" che non considera che rispettare-una-cultura significa rispettare chi comanda in quella cultura, e cioè gli anziani, eterosessuali, maschi. Ditemi un po', cosa se ne fa Ahlam, l'educatrice che lavora con me e non può uscire di casa se non accompagnata dal fratello, del nostro "rispetto" di quelle istituzioni, di quell'asfissiante paradigma religioso?

Chiudiamo proprio con la religione. Come viene sentita in Palestina?

In Israele la situazione è incredibilmente contraddittoria, non c'è il matrimonio civile, ma vengono riconosciute le adozioni agli omosessuali. A Tel Aviv gli omosessuali camminano per mano in strada, come in Italia non si vede, ma a Mea Sharim – un quartiere di Gerusalemme – se passi in macchina di sabato ti prendono a sassate. Sono tutti matti. I cristiani di Betlemme, che sono molto diversi dai cristiani a cui siamo abituati, dicono cose come "io non faccio entrare i mussulmani in casa", e hanno un modo di vivere la loro fede estremamente identitario, da sindrome da accerchiamento. Un tempo erano il 22% in Palestina, ora sono il 2. Così non c'è uno che non abbia santini e crocifissi attaccati alla macchina, al collo, al citofono di casa. Ovunque.
Le conversioni non esistono, la tua religione è scritta sulla carta d'identità. Se sei cristiano puoi entrare in piazza la domenica, se sei mussulmano ci puoi entrare il venerdì, e puoi sposare 4 mogli: ecco, non ci avevo pensato, qui in Palestina ho avuto a che fare per la prima volta con un poligamo giuridicamente riconosciuto: voi potete dire lo stesso?

Il y a trois choses que l'on ne peut ni conseiller ni déconseiller : le mariage, la guerre et le voyage en Terre sainte. Elle peuvent bien commencer et mal finir.
Eberhard le Barbu, comte de Wurtemberg

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