Bettino Craxi: miserie e nobiltà

ccraxi falcioni

Un capo, un capo sconfitto ma non piegato è stato Bettino Craxi, capace di fare tutto da solo, la propria fortuna e la propria rovina. Figlioccio politico di Pietro Nenni, il leader storico del socialismo italiano, Bettino cambiò corpo e anima del vecchio PSI, innalzandolo prima sugli altari del potere e poi facendolo sprofondare nella polvere più ignominiosa.

Cocciuto autonomista, riformista con i piedi per terra, innovatore illuminato, europeista e atlantico senza riserve ma senza calare le brache davanti all’arroganza USA, fu soprattutto anticomunista totale disprezzando il burocratico rigore di Berlinguer, ossessionato da un possibile avvicinamento fra PCI e DC, il più scettico sul tentativo di rinnovamento dei comunisti italiani smontandone addirittura l’impalcatura teorica tanto da contrapporre l’eretico sconosciuto Proudon al santificato Carlo Marx.

Fu leader orgoglioso, suscitatore di venerazione e odio da vivo e mai lasciato in pace, da morto. A nove anni dalla sua scomparsa nella terra tunisina di Hammamet dove si era rifugiato per sfuggire alla morsa politico-giudiziaria di tangentopoli, c’è ancora oggi chi sfoggia ipocrisia o cinismo per appropriasi delle spoglie di un personaggio che ai vecchi amici proconsoli del sottogoverno concesse all’epoca poteri e prebende e ai nuovi amici, in particolare gli ex PCI, per decenni suoi implacabili accusatori, concede la possibilità di fare mea culpa e di rientrare nella storia.

Quanti accostamenti e quante analogie evoca Craxi! Paragonato persino, lui tessitore di beghe correntizie contro i Manca, Signorile, De Michelis, allo Stalin delle trappole assassine contro Trotzkij, Kamenev, Bucharin, i padri, sotto l’egida di Lenin, della Rivoluzione d’ottobre . Non furono costretti a bare la cicuta e non videro il gulag De Martino, Riccardo Lombardi, Giacomo Mancini, Antonio Giolitti ma l’uno dopo l’altro caddero sotto la scure impietosa di Bettino ed ebbero le carriere stroncate, liquidando l’identità storica socialista. Della vecchia guardia , solo Pertini si salvò, salito sul Colle nonostante Craxi, grazie al Pci che lo propose

Non mancano poi gli accostamenti degli stupidi, di chi dice che la vera differenza fra l’ex leader socialista e Berlusconi sta nelle battute: il primo era uno specialista in proverbi mentre il Cavaliere è il re della barzelletta.
Certo è che i due avevano sicuramente la stessa concezione del loro ruolo sui rispettivi partiti: quella del “padre- padrone”. E, forse, non solo quella.

Di fatto entrambi hanno “inventato” i loro partiti. Craxi, 30 anni fa, il 16 luglio 1976 al Midas di Roma, con la congiura degli apparatcnicki quarantenni (definizione a caldo di Norberto Bobbio) che disarcionò “u professore” Francesco De Martino, rifondò il PSI condannato oramai a morte certa come sentenziò allora Fabrizio Cicchitto, all’epoca numero due della corrente di sinistra lombardiana.

Della notte dei lunghi coltelli del Midas, Giorgio Amendola, rispolverando la sua critica sprezzante sul “maggio” francese del ’68 disse che “le rivoluzioni non si fanno con le barricate di latta”. In effetti il Midas rilanciò il Psi e contestualmente ingurgitò i germi che lo porteranno alla distruzione.
C’è chi, come la “pasionaria” Margherita Boniver, sul cadavere di Bettino sentenziò “Il caso Craxi è il caso Matteotti degli anni 90” lasciando intendere che, come nel 1924 Mussolini fece assassinare Giacomo Matteotti, così nel 2000 i comunisti e il procuratore Borrelli hanno assassinato il leader del PSI. Strabismo storico e strumentalizzazione politica, roba da bassa cucina.

A quei tempi, correvano i primi anni 80, profumava anche il garofano. O meglio erano i singoli petali ad avere valore. Nei corridoi delle federazioni socialiste correva una battuta aspra “il convento è povero ma i frati sono ricchi”. Già, molti ricchi. Ma non tutti. I compagni con l’ossessione dell’onestà e della pulizia morale (la questione morale appartiene a Berlinguer) vengono irrisi, oltre che isolati, e etichettati con l’appellativo di “mastrolindo”. Nel gruppo dirigente, chi non sapeva cosa stava succedendo? Dall’intervento dell’eurodeputato Enzo Mattina nel Consiglio nazionale del PSI del 15 luglio 1987 rivolgendosi alla sedia vuota di Craxi dice “ Caro Bettino, dobbiamo affrontare la questione morale prima di tutto al nostro interno. Diamo una occhiata alle denunce dei redditi dei nostri parlamentari e dirigenti. Con quello che dichiarano si può vivere modestamente. Invece molti nostri quadri vivono come nababbi con lussuose ville al mare, in montagna, in città, con yacht da miliardari, con apparati personali costosissimi. Che cosa dobbiamo concludere? Che siamo tutti ereditieri? Che tutte le ragazze ricche hanno sposato i dirigenti socialisti?” Lo stesso Mattina, nel 1992, a Tangentopoli già esplosa, dichiara “Non c’era bisogno dei magistrati. Sapevamo già tutto”.

E più di tutti sapeva Craxi che con la sua “Sacra famiglia” imperava indisturbato, distribuendo i pani e i pesci che si moltiplicavano grazie alla tagliola delle tangenti imposta a livello “industriale”, a proprio insindacabile giudizio

Indubbiamente la politica craxiana spinse alla corruttela dilagante e all’occupazione delle istituzioni alle cui copiose acque attinsero, pur se con diverso stile, sia la DC che il PCI.

Per sua fortuna, e per fortuna della politica e dell’Italia, Craxi non è stato solo l’infamato corrotto-corruttore, il capo di un partito “costretto” alle ruberie per quell’esigenza del “primum vivere” per non essere schiacciati dal colosso comunista e da quello democristiano.
Non si può demonizzare Craxi, ridurre tutto a un disegno di potere, a un tentativo di sfondamento costi quel che costi. Alla base del nuovo corso socialista c’erano davvero spinte importanti di forze sociali e culturali, ipotesi e tentativi di soluzione dei problemi economici e civili del paese, scelte innovative e lungimiranti di politica internazionale.

E’ grazie a Craxi (cui viene affidato nel luglio 1979 l’incarico non riuscito di formare il governo) che si va al superamento di un principio e di una prassi che riservavano al partito di maggioranza relativa la presidenza del Consiglio. Lì passa per la prima volta la legittimazione dell’idea di alternanza: una rivoluzione per la democrazia italiana.
Craxi punta su un partito capace di realizzare una direzione corretta, efficiente, sensibile ai meriti, dello sviluppo capitalistico e insieme un riformismo gradualista e moderato. Il partito del garantismo, delle libertà civili, di uno stato umano, dell’ordine, un partito che coglie e interpreta i nuovi sentimenti di una Italia e di un mondo che cambiano in fretta.
Ma su tutto domina la richiesta della “centralità” socialista, la cui ambivalenza (o un vero centrosinistra o una vera alternativa sempre però sotto la direzione del PSI) condurrà alla debacle anche perché il PSI non diverrà mai, almeno elettoralmente, un grande partito.
I governi Craxi piegarono l’inflazione galoppante, portarono l’economia al top europeo, imbrigliarono il terrorismo (pur restando controversa la linea trattativista del PSI sul caso Moro), aprirono la strada per i nuovi trattati europei.

Craxi non è stato un mito, né un eroe come Garibaldi che Bettino tanto amava. Ma non è stato un comprimario. E’ nella storia, un fenomeno tutto italiano, frutto dell’identità di questo nostro paese sempre pronto ad osannare o crocifiggere, sempre a metà strada fra il paradiso e l’inferno.
Speriamo che Bettino, almeno in cielo, la via giusta l’abbia trovata.

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