Legge elettorale: accordo vicino? Ma Beppe Grillo attacca: "E' un colpo di stato"

Una cosa è certa: nella trattativa per la nuova legge elettorale, il rischio che alla fine ci si ritrovi con un nuovo Porcellum è altissimo. Se accordo ci sarà, sarà al ribasso. Difficile che si possa parlare davvero di riforma, piuttosto, come ha detto Giachetti del Pd (quello dello sciopero della fame): "Una correzione più o meno dovuta che può solo apportare qualche danno aggiuntivo". Inevitabile, quando le regole del gioco si decidono non per dare governabilità al paese, ma in base alle previsioni su come andranno le elezioni politiche del 2013. Ma comunque, l'accordo è vicino. Gli 'sherpa' di Pd e Pdl sono al lavoro per le ultime limature sulla bozza Calderoli (assurdo che a tenere le fila del discorso sia la stessa persona che ha fatto i danni) che settimana prossima dovrebbe approdare in aula con un timing strettissimo.

Lunedì o martedì il voto in commissione Affari costituzionali, da mercoledì a venerdì il voto in aula. Bisogna fare di corsa, perché se si andrà a votare il 10 marzo, le camere si scioglieranno a metà gennaio, e ovviamente di mezzo ci sono le vacanze. Vediamo allora le ultime modifiche su cui si sta lavorando.

Tutto ruota attorno al premio di maggioranza. Che dovrebbe andare alla coalizione che raggiunge il 40% dei voti. Se nessuno sfonda la 'quota 40', il premio andrà alla lista che avrà superato il 25%. Ma le cose sono ancora più sfumate: per il partito che raggiunge dal 25 al 39% sono previsti premi progressivi. Il Pd vuole il 10% per il partito che arriva al 30% (il che significa un premio di circa 60 seggi). l'ultima bozza di Calderoli (la ventesima) prevede l'8,4%. Almeno su questo, l'accordo dovrebbe essere vicino. Ma ci sono altri punti su cui le parti sono ancora distanti.

Il Lodo Calderoli prevede un terzo di liste bloccate, e due terzi scelte con le preferenze. Il Pd avrebbe voluto i collegi uninominali: ma è molto difficile che riesca ad ottenerli, il Pdl non ne vuole sapere. I democratici dovrebbero alla fine accettare le preferenze, ma con dei tetti di spesa per ogni candidato (massimo 70mila euro) per evitare di far salire i costi della politica. Ma c'è un'incognita che pesa sulle trattative: Silvio Berlusconi. Il Cavaliere vuole le liste bloccate per candidare solo chi desidera. E il modo migliore per ottenere tutto questo è fare saltare il tavolo e andare al voto con il Porcellum. Una possibilità che sta prendendo sempre più piede. E che porta Beppe Grillo a gridare al colpo di stato in un post sul suo blog:

E ora il terzo colpetto di Stato, nessuno sa quando si voterà, se ci sarà l'election day, con quale legge elettorale, con che circoscrizioni, se ci saranno premi e premiolini e chi lo deciderà. Nulla di nulla a pochissimi mesi dalle elezioni, mentre Napolitano a fine mandato estende le sue prerogative di garanzia della Repubblica a sovraintendente della prossima legislatura. Il prossimo presidente deve essere Monti, nessuna coalizione deve vincere, nessun governo politico dovrà guidare la Nazione, la legge elettorale in gestazione con Calderoli in qualità di legislatore, estrema beffa e presa per il culo degli italiani, va disegnata per escludere ogni possibilità di vittoria del M5S e riproporre la minestra riscaldata della coalizione Pdl, pdmenoelle, udc con la new entry Sel. Un governissimo dei partiti in cui governa un altro, un cosiddetto "tecnico" (ma di che?) scelto dalla BCE.

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