Villari: continua la tragicommedia del democristiano alla Commissione di Vigilanza


Riccardo Villari non intende in nessun modo mollare la presa: la Commissione di Vigilanza è sua e guai a chi la tocca.

L'ultima puntata (per ora) di questa vicenda surreale si è svolta con l'intervista rilasciata al Corriere della Sera in cui Villari spiega: Non ho alcuna intenzione di essere il capro espiatorio di atteggiamenti contraddittori da parte di alcuni dei protagonisti di questa triste vicenda. Offro quindi al giudizio di tutti quella valutazione politica cui ho fatto inutilmente riferimento: si permetta alla Commissione di assolvere agli obblighi previsti dalla Legge (regolamento per le elezioni in Sardegna, Sottocommissione per l’accesso, Consiglio di Amministrazione della Rai, regolamenti per le funzioni ispettive e di vigilanza proprie della Commissione già discusse in precedenti sedute). Tutti sappiamo che per esaurire questi punti c’è bisogno di una sola seduta, specie allorquando se ne avverte l’urgenza e si è sensibili alle ragioni delle istituzioni e della più grande azienda che produce cultura nel nostro Paese, la Rai appunto.

Bontà sua. In una sola seduta vuole risolvere tutti i problemi del Creato per poi, graziosamente, liberare la poltrona occupata con un colpo di mano degno di ben altre cause: Un secondo dopo sono disponibile a mettere all’ordine del giorno la discussione sulle mie dimissioni che, per rispetto alle istituzioni, non intendo tenere in altra sede, magari nelle segrete stanze dei partiti. Non quindi rassegnare le dimissioni, ma iniziare a discuterne...

Dopo aver fatto fare un'altra figura meschina al Partito democratico ed aver bloccato i lavori della Commissione accettando un incarico attribuitogli dai rappresentanti dei partiti contro cui dovrebbe fare opposizione, il Villari riesce anche ad accusare di "violenza" i leader del Pd: un continuo di offese, intimidazioni, insinuazioni di essermi venduto al Pdl. Ho chiesto a Veltroni ed al mio capogruppo Finocchiaro di difendere la mia reputazione e la mia moralità, pur non condividendo loro il mio atteggiamento politico.

Solo un democristiano a 5 stelle potrebbe, nella sua posizione, rilanciare parole come moralità e reputazione.
Chi ha composto le liste elettorali del Partito democratico, consentendo a questa persona di diventare senatore, dovrebbe farsi più di una domanda....

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