Le primarie del Pd fanno il pieno di ... ribaltoni e veleni

Ai suoi tempi il vecchio leader socialista Pietro Nenni ammoniva i suoi compagni che esultavano per la grande partecipazione dei cittadini ai comizi del partito: “piazze piene, urna vuote”.

Un po’ quel che accade per il Partito democratico.

Cala nei consensi, il partito di Veltroni, ma segnali incoraggianti (pur se contraddittori) giungono dalle primarie che si stanno svolgendo in alcuni centri dell’Emilia Romagna.

Un successo di partecipazione, come domenica scorsa in sei comuni della provincia di Rimini e in due in provincia di Bologna. Sedicimila votanti nei comuni del riminese (contro i 7 mila del 2007 pro Veltroni e gli 11.500 ancor prima per Prodi): una percentuale del … 20% della intera popolazione, non degli iscritti, ma degli abitanti!

Risultati da non sottovalutare quantitativamente anche se la musica cambia sul piano “qualitativo”.

La gente è “spinta” alle urne (in queste zone particolarmente favorevoli al Pd) dalla combattuta competizione elettorale dovuta alla forte personalizzazione dei candidati. Insomma, scontri di potere con grande dispiegamento di forze.

Le conseguenze politiche sono negative, con contraccolpi che per il Piddì diventano veri e propri boomerang. In molte località avvengono inaspettati ribaltoni, con i candidati ufficiali del partito sonoramente trombati.

Non solo. Gli strascichi di scontri così accesi sono poi difficilmente recuperabili, con la parte sconfitta che si ritira sull’aventino, non si impegna nella vera campagna elettorale, quando non addirittura si rivolta contro o cambia persino partito.

Le strategie e le piattaforme programmatiche lasciano il posto a faide interne, indebolendo, oltre alle leadership a tutti i livelli, anche l’immagine del partito.

Anche così si sgretola l’unità del Pd e si contano poi meno voti nelle urne. Quelle vere.

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