Ballottaggio Pd, Mario Monti il "convitato di pietra"

C’è un convitato di pietra in questo attesissimo ballottaggio del Pd trattino centro sinistra: Mario Monti. Sia che dalle urne dei gazebo esca vincitore Bersani, sia che vinca Renzi, il candidato premier di questa parte politica e di questa coalizione dovrà fare i conti con l’attuale capo del Governo.

In attesa di conoscere se si voterà o no con il Porcellum e al di là dei sondaggi che danno il Pd primo partito, le prossime elezioni politiche restano una incognita. Non certo per la ridiscesa in campo del “bollito” Berlusconi che ha fatto terra bruciata del centrodestra e tenta il rilancio riverniciando le insegne delle sue vecchie botteghe con dentro mercanzie tarlate.

Il nodo vero restano i “moderati” (oggi nei sondaggi spalmati soprattutto in quella quasi metà di elettori che dicono di disertare le urne), tutt’ora maggioranza (silenziosa) nel Paese.

Con un Partito Democratico forte e baricentro di una nuova coalizione di centro-sinistra, Monti premier darebbe un colpo mortale alla destra italiana e, con un governo politico riformatore spinto da partiti con leadership rinnovate, il Prof potrebbe davvero tirare fuori l’Italia dal pantano, rilanciandola non solo sul piano economico. Se, all’opposto, Monti dovesse essere attratto dalle sirene del costituendo partito di Montezemolo-Riccardi-Dellai &C (con la Lista per l’Italia di Casini e Fini e gran parte dell’ex Pdl), la partita fra i due schieramenti sarebbe tutta da giocare. In questo caso è auspicabile che l’attuale inquilino di Palazzo Chigi venga …dirottato sul Colle in sostituzione di Giorgio Napolitano.

Monti con il suo governo tecnico non ha fatto fin qui tutto bene, anzi! Ma di fronte alla politica dei partiti voraci e sempre pronti ad assecondare gli umori degli italiani, Monti ha dato una svolta, solo apparentemente “tecnica” o di “stile”, in realtà profondamente politica: un premier capace di dire anche “no”, di dire cose che gli italiani non vogliono sentirsi dire. Quasi una rivoluzione culturale, specie se si pensa al berlusconismo degli ultimi due decenni.

Oggi nei gazebo dei 100 mila volontari, il braccio di ferro fra Bersani e Renzi si inserisce in questo contesto. Il segretario del Pd, ex Pci, maturo, preparato e affidabile (da lui compreresti un usato sicuro), rappresenta la continuità fatta di cose buone e meno buone, capace di fare il pieno dei “suoi” voti ma non in grado di raccogliere un voto nelle vaste praterie nel 2008 di area Pdl.

Il “rottamatore”, giovane irriverente di matrice diccì oggi presentato – erroneamente - come “liberale di sinistra”, può far saltare vecchi steccati e portare al Pd nuovi elettori, può davvero sparigliare, sia il Pd che tutto il quadro politico, non si sa se in bene o in male. Basta un solo esempio per farsi quanto meno venire i dubbi sulle reali intenzioni del sindaco di Firenze che dice di voler dare 100 euro a famiglia, dimenticandosi che ci vorrebbero … 20 miliardi.

Ecco, siamo alle favole. O meglio, si ritorna alle promesse stile Berlusconi. Forse la coperta del Pd (e della politica italiana) è troppo corta: dove la tiri ti copre una parte lasciandone fuori un’altra.

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