Il discorso di investitura di Obama: retorica nazionalista?


Subito dopo la fine del discorso con il quale Barack Obama ha assunto la Presidenza degli USA, il sito del New York Times ha pubblicato la tag cloud dell'orazione del nuovo presidente. Si tratta per farla breve di una rappresentazione grafica dei termini più utilizzati nel discorso, come spiega l'ottimo Spindoc.it.

Le sorprese? Poche, a dire il vero: Obama fa un uso immane della parola "nazione", com'è lecito attendersi dal presidente di uno dei paesi più nazionalisti della terra. Seconda classificata infatti, non a caso, è proprio "America", che precede "people" e "work". Barack utilizza inoltre più della media dei discorsi inaugurali il termine "generazione".

Spicca, ma forse era prevedibile, "crisi", mentre forse inattesa la rilevanza data alle "donne". Per il resto il linguaggio di Obama sembra piuttosto equilibrato nella scelta dei termini: i maligni potrebbero forse addirittura definirlo anonimo. In realtà si tratta semplicemente di un discorso very american, intriso di una retorica nazionalista tipicamente statunitense, a dispetto delle attese messianiche e cosmopolite che hanno portato gente da ogni parte del mondo a seguire la diretta via internet.

Ma è andando a sbirciare le tag cloud dei precedenti discorsi inaugurali che si può scovare qualche sorpresa: si scopre ad esempio che Obama condivide con il George W. Bush del 2001 la tendenza all'abuso della parola "nazione". D'altra parte, nonostante molti commentatori abbiano definito Barack un "cittadino del mondo", la parola "world" risulta spiccare molto di più nei discorsi del primissimo Bill Clinton. Un presagio di una possibile delusione anche in questo campo?

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