Federalismo fiscale: Tremonti "apre" ma non convince il Pd. E nemmeno Bossi ...

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, intervenendo nell’Aula del Senato sul federalismo fiscale, non ha convinto il Partito democratico. Tant’è che il partito di Veltroni sta pensando di passare dall’ “astensione” a un netto “no”.

Tremonti ha dimostrato ottimismo (“il disegno di legge sul federalismo fiscale se non formalmente è sostanzialmente legge costituzionale”), disponibilità e apertura (“è importante che questa legge sia attuata con l’opposizione”), ma non la precisione richiesta dall’opposizione (“E’ difficile stabilire le cifre dell’impatto economico che avrà il federalismo fiscale; le variabili che devono essere conteggiate sono un numero elevatissimo, non sono formule meccaniche come nei sistemi semplici, ma compongono un sistema olistico come il corpo umano, interagiscono tra di loro essendo interdipendenti e coniugate”).

Risposte generiche ed evasive. Tradotto: aria fritta.

Come dire, non possiamo dire niente perché non sappiamo niente. Di fatto il governo brancola nel buio.

Tant’è che dal Pd arriva la stroncatura del senatore Marco Follini: “Il ministro Tremonti ha risposto con molte parole gentili e nessuna cifra. Ci ha dato buone ragioni per votare contro e nessuna ragione per astenerci”.

Sembra quindi svanire l’accordo tra il Partito democratico e la maggioranza sul federalismo fiscale. Si chiude uno spiraglio che poteva riaprire un dialogo fra i due fronti.

Emerge sempre più chiaramente che il governo, inteso come Premier e Pdl, non crede nel federalismo fiscale e tesse la tela come Penelope. Si fa e si disfa.

Chissà come è contento Umberto Bossi!

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