Nuovi manifesti su welfare e precariato: il PD ne fa finalmente una giusta?


Il Partito Democratico non ne azzecca una. Difficile, di questi tempi, argomentare il contrario senza essere presi per pazzi. La schiera dei detrattori di Walter Veltroni & co. è infatti foltissima tra i blogger e sui giornali, a destra così come a sinistra. E tra i primi a sparare sul partito ci sono dirigenti e militanti del PD stesso, fenomeno che più di ogni altro contribuisce ad affossarne la reputazione, attivando un temibile circolo vizioso.

Noi di Polisblog siamo i primi a criticare il partito di Veltroni quando è necessario. Eppure per una volta, in questi giorni, dalle parti del loft sembrano averne combinata una giusta: ci stiamo riferendo ai nuovi manifesti elettorali, che trovate riprodotti qua sopra.

Il tema è di quelli importanti: il precariato, ovvero lo sviluppo nel nostro paese di un "mercato del lavoro duale", diviso tra coloro che hanno il lavoro garantito e iperprotetto e gli altri (soprattutto i giovani), privi spesso dei più elementari diritti e garanzie e, quel che più importa, della possibilità di costruire un futuro e una famiglia.

Il manifesto, per una volta, individua due proposte concrete: punto primo, l'istituzione di un sussidio unico di disoccupazione, che metta fine ai particolarismi del sistema perverso della cassa integrazione, che anticipa sette-anni-sette di stipendio al licenziato Alitalia mentre non dà niente (o una miseria per 6 mesi) a chi magari perde il proprio lavoro di cameriere.

Una proposta che i migliori studiosi di welfare italiani sostengono già da anni, come ha fatto recentemente anche Tito Boeri nel suo ottimo libro "Un nuovo contratto per tutti". Ora finalmente qualcuno anche dalle parti del PD sembra essersi accorto che il welfare è uno dei nodi fondamentali per riformare il paese.

C'è voluta la peggiore crisi dal '29, e la previsione di tassi di disoccupazione alle stelle, ma ci sono arrivati anche loro. Meglio tardi che mai. E soprattutto meglio del governo, che continua ad ignorare colpevolmente il problema, come già aveva fatto in campagna elettorale.

La seconda proposta riecheggia quella fatta da Veltroni già in primavera di un reddito minimo fissato a 1.000€ per chi ha un contratto precario. Una misura che forse non è l'ideale (meglio sarebbe, come propone sempre Boeri, l'istituzione di un reddito di ultima istanza, come in tutti i paesi europei) ma che segnala la rinnovata attenzione del principale partito di opposizione verso le riforme del mercato del lavoro. E, lasciatecelo dire, se ne sentiva davvero un gran bisogno.

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