Berlusconi e Gheddafi, i colonnelli nemici-amici sulla pelle dei clandestini

da www.globalpress.itL'Italia è un paese senza memoria. Il suo governo peggio. E così tocca assistere allo scambio di favori e accordi tra Berlusconi e Gheddafi, un capo di stato che di certo democratico non è. E il nemico, il terrorista, il dittatore, diventa uno dei migliori amici del presidente del consiglio. Sulla pelle di migliaia di ragazzi africani, ribatezzati clandestini, che finiscono torturati in Libia quando non muoiono nel deserto o annegano con le fragili imbarcazioni pagate a peso d'oro dai trafficanti di uomini.

La tragedia umana sembra ineluttabile, e invece, sotto la maschera di bugie di un'opinione pubblica anestetizzata, sono affari.In cambio di qualche euro, il colonnello si impegna a reprimere in modo sistematico i migranti che cercano di fuggire dall’Africa subsahariana e dall’Africa orientale, per raggiungere l’Italia passando dalla Libia e dal Mediterraneo.

Già da alcuni anni il passaggio a Tripoli per migliaia di persone significa indebitarsi, vivere nel terrore di essere scoperti dalla polizia, essere reclusi in terribili prigioni come a Kufra, al confine con il Sudan, ma anche diventare schiavi ed essere costretti a vendersi.

Questo raccontava Fabrizio Gatti, giornalista dell'Espresso nel suo libro Bilal (qui un'intervista in cui racconta il suo viaggio), dove fingendosi un immigrato clandestino è riuscito a percorrere la tratta degli schiavi e a finire nei lager italiani chiamati Cpt, dove nessuno ha diritto ad entrare.

Razzismo istituzionale è la parola giusta per indicare il senso comune secondo cui è auspicabile un accordo con un dittatore per ridurre il numero di persone che cercano di migrare, un modo di affrontare il reale che rende evidente l’esistenza di una corrente di pensiero che interpreta il mondo in termini di caste. Una temperie politica e culturale che rifiuta qualsiasi principio di uguaglianza e di pluralismo culturale. Una società di caste che scarica le sue tensioni sui nuovi «intoccabili».

Un passaggio del libro di Gatti spiega perchè il traffico di uomini, semplice da individuare negli snodi e nei luoghi non si ferma.

"Un peschereccio può caricare trecentocinquanta persone. Millecinquecento euro per trecentocinquanta fa cinquecentoventimila euro. In dollari, al cambio libico, sono circa la stessa somma. Va tolto il costo dello scafo. va calcolato l'acquisto di pochi litri di nafta, va certamente sottratta la tangente per i funzionari corrotti. Alla fine la spesa non dovrebbe superare i trentacinquemila euro. Il resto è l'incasso netto: quattrocentonovantamila euro. Equivale a dire che per ogni euro investito nel mercato dei nuovi schiavi, se ne guadagnano milletrecento. Un rendimento pulito del milletrecento per cento. Su ogni viaggio."

Sono tanti a guadagnare sulla vita dei clandestini, ragazzi in fuga da guerre e povertà. Ora sappiamo anche chi sono i carnefici di stato.

Fonte/Carta

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