Elezioni 2013 - La vittoria di Bersani lancia la candidatura di Berlusconi

Inutile cercare di fare nuovi aggiornamenti su quanto si sono detti Alfano e Berlusconi, visto che la loro chiaccherata non ha portato nessuna novità di rilievo. E questo anche perché solo da oggi ci si può (forse) aspettare che dalle parti del Pdl si decida qualcosa. La ragione è semplice: il risultato delle primarie Pd. Una vittoria di Matteo Renzi avrebbe prefigurato uno scenario di un certo tipo, la vittoria di Bersani ne disegna uno completamente diverso, in cui il Pdl ha quanto meno evitato il rischio di vedere i suoi elettori correre a votare il Partito Democratico del leader 'rottamatore'. Non solo: con il sindaco di Firenze a capo del centrosinistra, Silvio Berlusconi si sarebbe definitivamente tirato indietro. Troppo improbabile un confronto con una sorta di versione del Cavaliere - lui la vede così - giovane e di sinistra.

E adesso: ci saranno le primarie? Il Pdl si scinderà? Che fine farà Alfano? Buio pesto. Solo per una delle tante domande che agitano i sonni dei pochi sostenitori pidiellini rimasti la risposta oggi sembra più vicina: con la vittoria di Bersani è più probabile che Berlusconi si ricandidi. Alla fine ha vinto un uomo del vecchio Pd, quello che fu il partito di Prodi, il nemico di sempre. Una situazione in cui la vecchiaia di Berlusconi non risalta più in maniera così evidente, visto che Bersani "fa politica da più tempo di me". Non solo: il Cavaliere è sempre convinto di quanto funzioni il discorso 'Pci-Pds-Ds-Pd', e quindi la vittoria del segretario democratico lo potrebbe aiutare a trovare gli argomenti 'contro' per la sua campagna elettorale. Sì, l'anticomunismo. Soprattutto dopo tutto questo parlare di profumo di sinistra, l'alleanza con Vendola e l'addio (probabile) a Casini.

Se ci si pensa, era inevitabile che dalle parti del Pdl non si prendesse nessuna decisione fino a che non si sarebbero concluse le primarie del Pd. Il Popolo delle Libertà deve giocare di rimessa, essendo così indietro nei sondaggi e non avevo energie e idee per giocare d'attacco. Il partito di Alfano si è trovato nell'impossibilità di fare qualunque cosa finché non ha saputo come sarebbe finita la sfida Bersani-Renzi. L'unica mossa che poteva fare uscire dall'angolo il Pdl - le primarie del centrodestra - si sono scontrate contro poca professionalità, troppa paura di fare flop e i dubbi del Cavaliere che non si vuole fare rottamare.

Archiviate le primarie del Pd - e in modo diverso anche quelle del Pdl - adesso è il momento di prendere quelle decisioni che sono state rimandate per troppo tempo. E la prima di queste decisioni è la ridiscesa in campo di Berlusconi. Con i seguenti obiettivi: tenere il 'porcellum' così com'è per nominare in Parlamento solo uomini fedeli; recuperare la imprescindibile alleanza con la Lega Nord (se Berlusconi torna in campo i leghisti sono gli unici che non escludono a priori un'alleanza con lui); infine l'election day: per Berlusconi si deve votare assieme politiche e regionali. La scusa sarà il risparmio di 100 milioni di euro, la vera motivazione sarà evitare di andare al voto alle politiche 2013 dopo aver preso bastonate nelle regionali. Una situazione che creerebbe un effetto domino che consegnerebbe il Pdl a una sicura sconfitta.

Questo lo scenario oggi, con Bersani candidato e Berlusconi che non vuole cedere. Ma la ribellione degli ex peones può fare cambiare tutto in qualsiasi momento. E in parecchi stanno provando a rottamare il Cavaliere, oggi è la volta di Gianni Alemanno: "Non penso che sia riproponibile la candidatura di Berlusconi. Sarebbe un atto irrazionale, tutto il percorso che abbiamo fatto da un anno e mezzo a questa parte indica la necessità di un ricambio generazionale, di una nuova formula per tutto il centrodestra".

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