Il Senato approva il federalismo fiscale voluto dalla Lega: astenuti Pd e Italia dei Valori


La pressione fiscale sui cittadini diminuirà. Sarà questo, secondo il premier Berlusconi, l'effetto primario dell'introduzione del federalismo fiscale, votato oggi dal Senato e approvato con 156 sì, 6 no da parte dell'Udc e 108 astensione di Pd e Italia dei valori.

Il presidente dei senatori del Parito democratico, Anna Finocchiaro, dopo aver detto che "Questo federalismo fiscale si iscrive in un quadro di scelte centralistiche del governo Berlusconi che lo infragilisce, eppure qualcosa di significativo è accaduto: dopo aver contribuito alla riforma del Titolo V, alla sconfitta del centrodestra nel referendum sulla sua riforma costituzionale, siamo stati una forza riformista che è stata a pieno titolo nella discussione di un testo che ha contribuito a capovolgere", ha annunciato che il Pd non avrebbe votato contro ma si sarebbe astenuto, un bel gesto che Silvio Berlusconi ha ricambiato assicurando i telespettatori che i Pd vuole reintrodurre l'Ici.

La filosofia del federalismo fiscale dovrebbe essere di "Responsabilizzare i centri di spesa, accrescere la trasparenza dei meccanismi finanziari e il controllo democratico dei cittadini nei confronti degli eletti". Una autentica rivoluzione che dovrebbe entrare in vigore da qui ai prossimi 5 - 6 anni.

Regioni ed enti locali godranno di autonomia impositiva, cioè saranno direttamente responsabili della riscossione di alcuni tributi che non saranno più raccolti e poi redistribuiti dallo Stato. "I tributi dovranno garantire flessibilità, manovrabilità e territorialità; le amministrazioni più efficienti, che sanno contenere i costi a parità di servizi, potranno così ridurre i propri tributi". La prevista riduzione delle tasse grazie al federalismo si basa quindi sull'assunto che le amministrazioni comunali diventeranno di colpo virtuose e saranno in grado di gestire gli stessi servizi ad un costo minore: questo consentirà di ridurre le imposte.

Quindi, per un motivo misterioso, gli stessi amministratori poco competenti e poco capaci che oggi generano enormi buchi nei bilanci dei Comuni e si indebitano in modo sconsiderato acquistando prodotti di finanza derivata, da domani diventeranno oculati e parsimoniosi e sapranno gestire al meglio le casse pubbliche. Sarebbe forse il caso di rammentare che i sindaci delle grandi città (Milano, Roma, Napoli, Torino...) non vengono scelti con le primarie, ma contrattati e decisi dalle segreterie romane dei grandi partiti. Se quelle segreterie continueranno ad imporre dei politici non adeguati a gestire le risorse e i servizi di una città, non ci si potrà attendere nessun miracolo legato al magico federalismo fiscale; nel migliore dei casi verranno aumentate le tasse per coprire i buchi creati dalla mala amministrazione.

Questo provvedimento, sul quale qui potete trovare vari approfondimenti, dovrà essere ora votato dalla Camera dei Deputati. Alla Camera siede un onorevole che si chiama Umberto Scapagnini. Prima di essere premiato per le sue capacità di amministratore federalista con un posto in Parlamento, Scapagnini faceva il sindaco di Catania, una città che ha lasciato con un buco di bilancio stimato tra gli 80 e i 150 milioni di euro, dettaglio per il quale è indagato per abuso d'ufficio e falso.

Sarà forse Scapagnini ad illustrare in aula l'importante riforma Calderoli e a spiegare agli altri Deputati come dovranno fare le amministrazioni comunali a gestire gli stessi servizi spendendo di meno?

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