Ore 12 - Federalismo, riforma al buio. Come il voto del Pd

altroIl Pd si è astenuto ieri al Senato per non concedere alla Lega il monopolio del federalismo (ma anche per avere da Bossi una particolare “attenzione”) e per non lasciare che Berlusconi faccia le riforme da solo.

I più ottimisti (o i più illusi?) credono addirittura che l’astensione permetta al Pd di riallacciare i fili del dialogo con il Pdl. Tutto qui.

Quindi, un ragionamento tattico. Che, in mancanza di strategia, può essere meglio di niente. O un altro passo verso il … niente. Cioè un partito che non sa cosa vuole e che continua a lanciare segnali ambigui e contraddittori.

Con “questa” impostazione di federalismo l’unica cosa per ora certa è che si moltiplicano i centri di spesa. Ma nessuno sa dire di quanto e tanto meno chi pagherà il “quanto”.

Non è vero, come sostiene il Premier, che ci sarà una diminuzione del prelievo fiscale.

E aver dato una delega in bianco al governo su un tema così delicato e complesso non fa che aumentare le perplessità e le preoccupazioni su una operazione ancora molto “oscura”: una riforma che penalizza il sud ma non favorisce il nord e rischia davvero di diventare un salto nel buio.

In assenza della Carta delle Autonomie aumenta la confusione sul riparto di competenze tra Stato, regioni e autonomie locali. E senza certezze di funzioni non c’è certezza di risorse economiche e quindi di copertura finanziaria.

Ma il limite più evidente è sul piano politico/istituzionale. Il principio istituzionale deve venire prima della distribuzione delle risorse.

In questo caso questo tipo di federalismo fiscale non è inserito all’interno di un chiaro disegno istituzionale. Si può dire che il disegno istituzionale complessivo non esiste.

O forse esiste nei sogni di Berlusconi: un federalismo apripista del presidenzialismo.

L’opposto di quel che serve. Che è il rafforzamento del potere democratico. “Non allungando – come dice Marco Follini - ancora di più la piramide decisionale”. Il senatore del Pd, per non votare “contro” (e accentuare le divergenze nel partito di Veltroni) ieri ha abbandonato l’aula di Palazzo Madama.

Una scappatoia. Scapperanno anche gli italiani?

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