Fuga di massa dal Cpa di Lampedusa. 1300 clandestini forzano i cancelli beffando le forze dell'ordine

Sta rapidamente degradando la situazione a Lampedusa, dove ieri non meno di 1.300 immigrati clandestini sono riusciti agevolmente a forzare i cancelli del Centro di accoglienza (Cpa) riversandosi nelle strade cittadine. La polizia ha cercato di rimediare istituendo dei posti di blocco, ma al momento con scarsi risultati, mentre una buona parte dei fuggitivi ha raggiunto la piazza del municipio inneggiando alla "Libertà", forti del sostegno del sindaco De Rubeis e di un buon numero di abitanti dell'isola, capeggiati dall'ex-primo cittadino Totò Martello, leader del comitato che si oppone alla realizzazione del centro di identificazione ed espulsione nell'isola voluto da Maroni.

Riassumendo la vicenda, tutto è nato proprio dall'iniziativa del Ministro degli Interni, che per la prima volta sta cercando di agire con atti concreti all'invasione dell'isola - e di qui del paese - da parte dei clandestini. L'idea, già messa in pratica a tempo di record, è di trasferire celermente gli immigrati dal Cpa al centro di identificazione, da cui vengano poi rimpatriati per direttissima, fatti salvi i rari casi di aventi diritto allo status di rifugiati. In parole povere, usando le stesse parole di Maroni: «Chi arriva sull'isola non sarà trasferito in altri centri. Resterà lì in attesa del rimpatrio».

Il decisionismo del Viminale nei giorni scorsi aveva provocato la reazione di un comitato di isolani, peraltro appoggiato dal sindaco che aveva addirittura invocato l'intervento del Papa. Gli abitanti di Lampedusa temono chiaramente che la maggiore delle Pelagie si trasformi in un gigantesco carcere/centro smistamento. Il punto però è che la soluzione alternativa adottata fino ad oggi - trasferimento nei centri della terraferma, Brindisi in particolare - si è dimostrata fallimentare almeno quanto l'accordo col leader libico Gheddafi, e non è più possibile proseguire su questa strada. In attesa che dalla Libia giunga almeno il via libera al trasferimento delle motovedette che dovrebbero pattugliare le coste africane congiuntamente a quelle dell'ex-scatolone di sabbia, Maroni ha dunque dato sfoggio dell'auspicabile decisionismo prendendo un provvedimento chiaro e concreto.

Ricordiamo che tutti i paesi a rischio-immigrazione, soprattutto per via marittima, sono molto più duri del nostro, in particolar modo la progressista Spagna, per tacer della Grecia, mentre a Malta i barconi non possono nemmeno avvicinarsi alla costa e vengono deviati verso di noi. Non è più possibile continuare ad accogliere indiscriminatamente clandestini per il semplice motivo che si è da tempo giunti alla saturazione, a fronte di un numero sempre crescente di arrivi. E se l'emergenza si presenta così grave a gennaio, potete ben immaginare cosa accadrà a breve, quando i mari si calmeranno rendendo le traversate più agevoli.

In tutto questo purtroppo qualcuno deve andarci di mezzo, e quel qualcuno per via della sfortunata collocazione territoriale è proprio la cittadinanza di Lampedusa, in special modo nel momento più acuto dell'emergenza. Se - e sottolineo se, visto che siamo in Italia - si riuscirà a mettere in piedi un sistema organizzativo efficiente di espulsioni e rimpatri, la crisi rientrerà , esattamente come in tutti gli altri paesi in cui è stata fronteggiata. Occorre sostanzialmente sfatare la fama di ventre molle dell'Europa che vanta il nostro paese, diffondendo la voce che chi arriva da noi senza credenziali per rimanere è destinato a essere rimpatriato immediatamente. Soltanto questo alla lunga stroncherà il fenomeno, abbattendo tutte le organizzazioni mafiose che si arricchiscono sulla pelle dei disperati.

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